AGRINSIEME BASILICATA PRESENTA I PROGETTI DI FILIERA

punti apici 15.12.2018 ore 12:17
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BAS AGROALIMENTARE: AGRINSIEME PRESENTA PROGETTI FILIERE

Circa 160 imprese coinvolte (di cui 132 agricole, 13 di trasformazione, 11 di commercializzazione), 44,152 milioni complessivi per l’attuazione dei quattro progetti di filiera (cereali, latte, bio, carni) di cui 20 milioni di euro di investimenti privati: sono i numeri dell’iniziativa di Agrinsieme Basilicata (Cia, Confagricoltura, Cooperative Italiane, Copagri) presentate oggi in un incontro a Potenza alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Luca Braia.

L’aggregazione della filiera BIO+ mette insieme numeri considerevoli per un settore, il biologico, considerato sino a qualche anno fa una piccola nicchia. Sono 34 imprese agricole di cui 28 che coltivano cereali e leguminose da granella con metodo biologico, 3 che coltivano uve di varietà aglianico nella zona del Vulture, 2 coltivano il fungo Cardoncello e una sulla produzione di frutta secca con particolare riguardo alle mandorle dolci. Queste imprese fanno una PL di oltre 63.000 quintali, molta di questa produzione afferisce al settore cerealicolo ma buone sono anche le produzioni delle uve, dei funghi e di frutta secca. Sono aziende professionali con una media di oltre 50 ha – azienda investiti a coltura biologica e con una produzione media di oltre 1.700 quintali cadauna. L’importo del progetto è di oltre 10 milioni di euro

Per la filiera “grano duro appulo lucano” gli areali interessati dalla colture di frumento duro in Basilicata sono circa il 25% della SAU, anche se in diminuzione negli ultimi anni. Un potenziale produttivo di tutto rispetto (con valori di circa 5 M quintali) che può, con adeguati interventi, tradurre la sua potenzialità in sviluppo. Agli ampi areali destinati a cereali va aggiunta una condizione tutto sommato positiva di collegamento fra produttori e stoccatori / molitori, mentre il collegamento fra mulini / centri di stoccaggio con il segmento panificatori – pastifici è assai meno strutturata. A fronte di situazioni positive anche se non ben distribuite nella fascia vocata alle produzioni cerealicole, vi sono criticità di contesto quali: il prezzo riconosciuto ai produttori, l’inadeguatezza delle strutture di stoccaggio, in grado di conservare i grani senza una differenziazione fra le varie partite e quindi tali da determinare un’offerta troppo spesso indistinta che, miscelando prodotti di diversa qualità, risulta poco competitiva sui mercati. Sono 47 le imprese agricole, 6 quelle di trasformazione, 5 di commercializzazione coinvolte. L’importo di progetto è di circa 21 milioni di euro.

Per la filiera “carni monti lucani” la componente zootecnica rappresenta per la montagna lucana un asset di primaria importanza. La Basilicata ha molte peculiarità che per certi versi differiscono dalla situazione nazionale sia in termini produttivi che di dinamiche commerciali. Analizzando i dati dell’Anagrafe Nazionale Zootecnica relativi all’anno 2013, si registra che, in Basilicata vi sono 62.594 bovini da carne con 2.768 aziende che allevamento bovini di queste 1.980 pari al 71,53% del totale specializzate in razze da carne. All’interno della categoria vacche da carne una menzione speciale la merita la razza Podolica, al relativo Libro Genealogico della Razza risultano iscritti 13.760 capi. A questi vanno aggiunti i vari meticcia menti stimati in circa 4000 capi. Il comparto suinicolo regionale, pur non rivestendo un’importanza paragonabile a quella dei bovini, rappresenta l’8,79% del fatturato agricolo regionale e circa il 30,89% di quello relativo ai prodotti zootecnici alimentari. Vale la pena ricordare che nell’anno 2010, il valore della produzione a prezzi di base delle carni suine regionali è stato di circa 40 milioni di euro.

Il patrimonio ovicaprino regionale, quello numericamente più grande fra le tre specie, secondo di dati del censimento ISTAT del 2010, ammonta a 321.809 capi con una netta prevalenza degli ovini (263.007 capi) rispetto ai caprini (58.802 capi).

L’importo del progetto è di poco superiore ai 3 milioni di euro.

Per la filiera “Solo latte lucano” - 38 imprese agricole, 4 di trasformazione, 3 di commercializzazione l’importo di progetto è di circa 11 milioni di euro - gli obiettivi perseguiti:

Adeguamento strutturale delle strutture di produzione, che riguarderà sia le imprese zootecniche che gli altri soggetti della filiera. Ciò risulta essenziale per garantire una reale applicabilità dell’accordo di filiera che si concretizza con un accordo basato anche sulle condizioni generali di partenza di ogni singola azienda

Raggiungimento di standard qualitativi omogenei, attraverso la realizzazione di protocolli produttivi condivisi con tutti gli attori della filiera e modulati in funzione delle richieste del mercato o delle tendenze future;

Aggregazione dell’offerta, quale elemento centrale per assicurare un livello qualitativo delle produzioni e per rendere fluido e tracciabile l’intera filiera e il suo processo produttivo;

Riconoscimento del giusto prezzo del latte, puntando in particolare alla realizzazione di protocolli che consentano la giusta oscillazione del prezzo senza creare eccessive condizioni di stress ne per le aziende zootecniche ne per i caseifici;

Riconoscimento della peculiarità del latte vaccino lucano, attraverso la creazione di un marchio cappello a valenza regionale. Questo marchio sarà messo a disposizione dei caseifici regionali e di fuori regione che aderiscono alla filiera e che saranno disponibili volontariamente a tracciare il loro prodotto finale.

Tra i risultati attesi: miglioramento capacità strutturale delle aziende zootecniche e di quelle di trasformazione al fine di garantire la sicurezza alimentare, il miglioramento del benessere animali e migliori performance di tutela dell’ambiente.

L’iniziativa – è stato sottolineato unitariamente dai dirigenti di Cia Stasi, Lorusso, Distefano), Confagricoltura (Battifarano), Cooperative Italiane (Salvia) e Copagri (Minichino) – rilancia il protagonismo delle pmi lucane dell’agroalimentare attraverso la sinergia di cooperazione tra aziende agricole, di trasformazione e di commercializzazione per accrescere la qualità delle produzione e raccogliere la sfida dei mercati. L'agricoltura lucana, così come quella italiana, è ad un bivio: rassegnarsi all'ineluttabile destino della marginalizzazione rispetto al contesto globale oppure fare sistema e puntare a valorizzare le peculiarità della nostra tradizione, della nostra cucina, del nostro saper produrre cibo di qualità. Per il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino il percorso ampio e condiviso avviato da Agrinsieme, con il sostegno dell’Assessore Braia, fa della Basilicata un caso nazionale significativo dell’impegno del mondo agricolo a favore del sistema agroalimentare italiano duramente attaccato dalla concorrenza sleale estera.

"Per fare questo – hanno sottolineato i dirigenti lucani di Agrinsieme - occorre effettuare scelte impegnative, per taluni aspetti in netto contrasto con la prassi individualista che spesso ha contraddistinto anche il mondo agricolo e il comparto agroalimentare lucano. Gli agricoltori lucani hanno compreso che solo il loro “stare insieme” può consentire un "patto alla pari" tra agricoltura, trasformazione, industria oltre che distribuzione e commercializzazione. In una parola occorre operare in FILIERA, consapevoli che dalla propria collaborazione, ciascuno salvaguardando con equilibrio i propri interessi, sarà possibile difendere l'interesse collettivo dell’agroalimentare lucano ed italiano.

Accantonando inutili e dannosi egoismi di bandiera, proponiamo filiere anche laddove ci sono maggiori difficoltà, nella Basilicata profonda, la Basilicata rurale per eccellenza che mostra preoccupanti segnali di abbandono, con un elevato rischio di spopolamento e degrado ambientale.

Qui le nostre filiere parlano di "Grano duro", di allevamenti da «Latte» e da "Carne", di una filiera interamente «Biologica» e di «Olio di Oliva», ma anche di innovazione, di sostenibilità e di valori. Filiere in cui si riconoscono e partecipano centinaia di agricoltori, diverse strutture di macellazione, caseifici, strutture di stoccaggio del grano, mulini, pastifici, panifici frantoi oleari, con il supporto di Università, Istituti di ricerca, banche, enti di formazione e di certificazione e tanto altro ancora".

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