REGIONE BASILICATA IN PRIMA FILA NELLE POLITICHE DELL’ACCOGLIENZA

punti apici 16.04.2015 ore 15:30

Regione Basilicata in prima fila nelle politiche dell’accoglienza Con una delibera dell’esecutivo lucano è stato già istituito l’Organismo di coordinamento della Regione Basilicata in materia di immigrati e rifugiati politici, evoluzione della Task force regionale per l’immigrazione. Il coordinatore del nuovo soggetto è Pietro Simonetti.

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AGR La Regione Basilicata diventa modello da seguire nelle politiche di accoglienza, e dopo l’esperienza della Task force regionale per l’immigrazione - che ha operato da giugno a settembre predisponendo con amministrazioni comunali, associazioni di volontariato e parti sociali un piano di accoglienza che ha dato riscontri positivi - decide di “non disperdere l’esperienza acquisita ” e di strutturare ulteriormente il modello organizzativo in materia.

L’esecutivo lucano ha infatti da poco approvato una delibera per la costituzione, presso il Dipartimento della giunta, dell’Organismo di coordinamento della Regione Basilicata in materia di immigrati e rifugiati politici: il nuovo soggetto sarà costituito dai dirigenti generali dei Dipartimenti regionali ed allargato ai rappresentanti dei Comuni lucani maggiormente interessati dal fenomeno dell’immigrazione, ma anche di Prefettura, Anci, Upi, Fondazione “Città della Pace”, parti sociali e organizzazioni di volontariato.

Il coordinatore - su delega della Presidenza della giunta regionale - è Pietro Simonetti, già presidente della task force regionale per l’immigrazione. I compiti dell’organismo - che durerà fin quando non verrà definita una nuova normativa in materia di migranti - vanno ben oltre quelli già esplicati dalla task force. Le funzioni indicate sono le seguenti: gestione dell’accoglienza e dell’inserimento sociale dei migranti e dei rifugiati presso le comunità locali; supporto all’inserimento lavorativo sia stagionale che duraturo attraverso l’implementazione delle liste di prenotazione, in accordo con i centri per l’impiego; sistemi di incentivi in favore dei datori di lavoro che utilizzano il lavoro regolare in agricoltura; assistenza specifica in favore di categorie di cittadini stranieri particolarmente vulnerabili quali minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, minori e cittadini che abbiano subito torture e violenza; formazione di mediatori culturali qualificati; individuazione di strutture di proprietà regionale utilizzabili, previa predisposizione di progetti di riqualificazione da candidare alla provvidenza europea, ai fini dell’accoglienza e dell’ospitalità.

“Il nuovo organismo - ha spiegato il coordinatore Pietro Simonetti - avrà compiti e funzioni ulteriori e più ampi rispetto alla task force regionale, che già aveva dato risultati soddisfacenti. Basti pensare a quelli ottenuti con la lotta al lavoro nero, che negli scorsi anni aveva coinvolto soprattutto i lavoratori migranti stagionali: solo otto lavoratori irregolari, ricordiamo, sono stati individuati tra 200 stagionali impiegati in 30 imprese. L’Organismo di coordinamento della Regione Basilicata in materia di immigrati e rifugiati politici si occuperà della questione ad ampio raggio. In Basilicata ci sono circa 45 mila migranti, che provengono per la maggior parte dall’Est europeo e dall’Africa, e che sono impiegati prevalentemente nei lavori di cura (circa 20 mila), nel settore agricolo e nell’edilizia. Circa mille invece sono i richiedenti asilo. Tra i nostri obiettivi - ha evidenziato Simonetti - c’è quello di favorire l’ospitalità dei migranti e dei richiedenti asilo in abitazioni nei centri storici dei comuni lucani, attraverso accordi fra le amministrazioni ed i proprietari”.

Il nuovo organismo ha già iniziato a lavorare in vista dell’arrivo, tra luglio e agosto, dei migranti impegnati nelle campagne di raccolta stagionali (in primis quella del pomodoro che interessa l’area dell’Alto Bradano lucano). “Con la task force - ha sottolineato il coordinatore Simonetti - abbiamo avuto riscontri positivi nei campi gestiti dalla Croce Rossa nei comuni dell’area. Il nostro intento è quello di ottenere risultati ancora migliori coinvolgendo anche l’area metapontina. Per quanto riguarda l’ex Centro di identificazione e di espulsione di Palazzo San Gervasio, attualmente in fase di ristrutturazione, il presidente Pittella ha chiesto al governo nazionale che non venga utilizzato più come Cie. Il nostro intento è quello di trasformarlo in Centro di prima accoglienza per uso plurimo, dotato di 180 posti letto, sia per i richiedenti asilo che per gli stagionali”.

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