Grassano: "Il Contadino del Sud" che si fece Repubblica

Torna di attualità la storia di Michele Mulieri, “eroe” di Rocco Scotellaro che fondò “la Repubblica di Piani Sottani” 
di Walter De Stradis 

Immagine

«… Allora cominciai a coltivare una striscia del mio terreno, ai margini della strada. Ci piantai qualche ortaggio e tre file di alberelli e ogni fila l’intestai ad una categoria: i ladri, i barbari, gli infami. Ogni albero rappresentava uno di quelli che mi avevano fatto del male o avevano cercato di contrastare le mie iniziative (…) Al centro del campo piantai un tabellone: CAMPO STORICO DELLA MIA VITA. E a chi mi domandava dicevo che quella era la mia REPUBBLICA ASSOLUTA dove potevo comandare solo io e dove nessuno poteva mettere il piede senza il mio permesso» (1).
Le “Micronazioni” sono degli stati “virtuali”, “immaginari”, caratterizzati da un territorio ristrettissimo (una stanza, un podere o un’isola) o del tutto assente, formati da individui che a un certo punto della loro vita non si riconoscono nello stato di appartenenza e ne creano un altro, pretendendo (invano) il riconoscimento internazionale come stato sovrano.
Fra i casi di “micronazioni” più famosi c’è quella di Talossa fondata in America da un tredicenne nella sua stanza e il Principato di Sealand, formato su una piattaforma antiaerea abbandonata della Seconda Guerra mondiale al largo della costa della Gran Bretagna, che stampa sia francobolli che monete.
In Italia da tempo c’è la questione dell’indomito Principato di Seborga, attualmente “governato” da tale Marcello I, mentre negli anni Sessanta era già esploso il caso dell’ “Isola delle Rose”, una piattaforma di 400 metri quadri costruita in acque internazionali nel mare Adriatico per volere dell’ingegner Giorgio Rosa, che la dichiarò repubblica indipendente, fino all’intervento della Guardia di Finanza italiana che vi fece irruzione.
Non tutti sanno, però, che uno dei primissimi casi di “micronazione” registratisi in Italia va cercato in Basilicata, ove, negli anni 50, un contadino di Grassano, Michele Mulieri, dopo numerose controversie con personaggi pubblici ed enti vari, dichiarò se stesso “Repubblica Assoluta Indipendente” rifiutandosi di partecipare al censimento e di iscrivere il proprio figlio all’anagrafe.
C’è traccia di questa storia tipica, quasi da “post-brigantaggio”, già in “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro, ma successivamente, nel 1982, venne pubblicata in un libro apposito dalla Galzerano Editore, da cui è tratto l’incipit di questo articolo.
La storia di Michele Mulieri, in questi giorni in cui si parla con leggerezza di “golpe”, e -con meno leggerezza- di insofferenza da parte dei cittadini, di proteste vivaci e affollate e di temuti disordini e rivolte, ci è stata “rievocata” da alcuni anziani di quelle parti, come parabola ricorrente del “cittadino che non ne può più”.
Ecco allora una ricostruzione di questa vicenda peculiare, così come narrata da articoli dell’epoca e non.
«Lo hanno chiamato anarchico, perché non vuole pagare le tasse e non volle iscrivere i figli all’anagrafe: ma che significa “anarchico”? Michele Mulieri è solo un pacifico cittadino che, ad un certo momento, ha abbandonato la corrotta e sorda Roma e si è ritirato in buon ordine sul suo Aventino, al bivio di Grassano! E non ci sono Menenio Agrippa in tutto il mondo, che con parabole o lusinghe, possano persuaderlo a rientrare nella società, e fargli capire che in democrazia c’è posto per tutti. (…) Ma Michele Mulieri alza il suo tricolore, more anglico e come gli uomini-sandwich muove verso la città incontro alle autorità (i “nobili ignoranti”) ed a i carabinieri (“gli uomini di cartone”) ed alla folla (il popolo “scemo e balocco”) a gridare la sua indipendenza e l’onestà del lavoro!»(2).
«La vera storia di Michele Mulieri comincia con l’aperto disfacimento politico nazionale che si sente fino a Grassano, nel 1942. (…). Dal ’42 al ’48 Mulieri è tre volte colpevole di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, che è ora il sindaco ora il maresciallo dei Carabinieri»(3).
«Michele “fece” la sua autobiografia (in “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro, ndr) e non risparmiò nessuno. Ministri, istituzioni, enti assistenziali, “re di provincia” (i prefetti), piccoli ras di paese, tutti quelli che resero più amara e complicata la sua “avventura”, che riempirono il suo stomaco di “veleno aggrumato”, che lo costrinsero a scendere in lotta per la pensione e gli altri diritti»(4).
«E così Michele Mulieri, ad un certo momento, si è visto costretto a crearsi una maschera, una protezione, uno Stato nello Stato, ed ha fondato la sua Repubblica da vero avventuriero, in questo Far West dei Piani Sottani; si è sciolto dalla legge e dai traditori del suo ideale: il tricolore.
“Ma vivaddio, in Italia c’è ancora un Michele Mulieri a difendere l’onore del tricolore”»(5).
«Quel tricolore è l’Italia come egli la vede e l’ama, giudicandola, pur nelle sue contraddizioni per l’amarezza e lo sconforto di cui tutta se ne impregna tra i contadini del sud»(6).
«La "Repubblica dei Piani Sottani" -come fu denominata nel fervido decennio dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia rotta dal conflitto si rattoppava e si ricostruiva– è al chilometro 16-300 della rotabile che conduce dalla statale Basentana a Grassano e Tricarico. Al bivio di Calle si intersecano cinque strade: i Piani sono lì, tra i calanchi argillosi, tipici del Materano: un distributore di benzina, un deposito di carburanti, un bar, una trattoria ("Ristorante dell’Anno Santo"), una tabaccheria, e il posto telefonico pubblico. Nella terra dei cosiddetti "vinti" e della "pazienza contadina" Michele Mulieri è una realtà a parte. (…) Combattente in Africa e operaio a Roma, Michele Mulieri da Grassano, classe 1904, torna a casa quando nasce la Repubblica italiana, malconcio nel fisico avendo subito un grave infortunio sul lavoro che gli causa la perdita dell’uso delle gambe e lo costringe da allora a camminare con le stampelle. Chiede lavoro e gli offrono, a lui che a fatica si regge, un posto di guardia campestre. Rifiuta. Nel frattempo compra quattromila metri di terra di terra incolta per 80mila lire, sotto Grassano, il suo paese. Impianta una rudimentale pompa di benzina e chiede il permesso di aprire una trattoria. Permesso rifiutato e distributore chiuso. Angustiato dagli stenti in cui versa con la sua famiglia, Mulieri perde le staffe. Affronta il maresciallo dei Carabinieri nella piazza di Grassano e gli strappa i gradi, calpestandoli davanti a tutti. Torna al podere e rompe i contatti con l’Italia. Dichiara la zona "Repubblica Indipendente" e affigge questo proclama:
"Neghligenti, depravati e bastardi italiani, io in persona mi nego a tutte le chiamate e mi dichiaro Repubblica assoluto". Testuale, errori compresi. La secessione con l’Italia e col suo popolo "balocco e scemo " a questo punto per lui è cosa fatta. Rispedisce al mittente le cartelle delle tasse, non vuole essere considerato insieme alla sua famiglia nel censimento della popolazione, rifiuta di iscrivere l’ultimo nato, Guerriero Romano Antonio, all’anagrafe. (…) Comincia cosi una serie di battaglie che il contadino poco paziente ingaggia col "fiore velenoso" della burocrazia che nega i permessi ad un uomo che non avendo il lavoro se l’inventa; poche pratiche, la cui semplicità viene complicata da questa burocrazia "come un gioco di pazzi". Del personaggio straordinario e della grande carica dirompente che esprimeva se ne accorse per primo Rocco Scotellaro, che lo immortalò, dedicandogli una cinquantina di pagine nel suo "Contadini del Sud". A Scotellaro si aggiunse Carlo Levi, l’editore Laterza, Rossi Doria, Pietro Nenni, ed altre personalità del tempo. Soltanto alcuni anni fa le battaglie sono finite, dopo il passaggio ai suoi figli di tutto quanto Mulieri era riuscito a costruirsi. (…) Ai Piani Sottani le tasse ora si pagano regolarmente, e i nipoti del grande vecchio sono iscritti all’anagrafe. Lui, Mulieri, è rimasto un simbolo, magari da dimenticare anche per la sua gente, perfettamente inserita nell’ingranaggio»(7).

(1) Franco Casalino, Michele Mulieri “La vera storia di Michele Mulieri” – Galzerano Editore, Casalvelino Scalo (SA) 1982 
(2) Da Opinione Sera, Matera, 21 dicembre 1954, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.  
(3) Rocco Scotellaro “Contadini del Sud” – Editore Laterza, Bari, 1977, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit. 
(4) Da Paese Sera del 14 gennaio 1956, articolo di Vittorio Fiore, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit. 
(5) Da Opinione Sera, Matera, 21 dicembre 1954, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit. 
(6) Da La Nuova Stampa, Torino, 7 agosto 1954, articolo di Franco Antonicelli, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit. 
(7) Da un articolo del 1989 di Franco Sernia, apparso su “Basilicata Regione Notizie” 

Primo Piano