Viggianello - Le Quattro porte Extra Moenia della città

di Maddalena Palazzo - Foto: Giuseppina Schifino 

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Porta Est: San Francesco di Paola
“Cos’è l’anima senza la luce? (...) Lassù, dopo le ultime case del paese, incastonata, come una perla bianca, nella corona verde - grigia delle querce e degli ulivi, sullo sfondo dei monti, che salgono sul Pollino, la chiesa candida sta veramente come un grande monito agli uomini: Carità, Carità. E d’inverno, la sua chiarezza rivaleggia con la neve cadente.”
La cappella santuario di S. Francesco di Paola, patrono di Viggianello, è l’unica che conserva la sua esposizione est-ovest, tipica dell’architettura sacra classica nella tradizione bizantina e occidentale. E’ situata nella parte più alta del paese, tra il torrente Iufilo e il torrente Carella. Elegante e slanciata, ha uno stile che si ispira alla tendenza neoclassica di fine ‘800 ed ha un’unica entrata. Probabilmente la chiesa è stata ricostruita o ampliata su una precedente cappella molto più antica, dedicata al santo venerato a Viggianello, non solo perché era patrono del Regno di Napoli e santo della vicina Calabria, ma perché durante il viaggio a Napoli e in Francia passò per la valle del Mercure (1482). La facciata è incorniciata da due lesene, orizzontalmente scandita da una cornice che la divide in due, al di sopra si eleva il timpano e su di esso sorge un’edicola che fa da campanile. Il portale è in pietra lievemente lavorata e sulla cornice è incisa la data del 1881, probabilmente l’anno di una possibile ricostruzione. Entrando, si nota l’abside semicircolare con rosone. L’interno è a navata unica. Tra il 1890 e il 1891, maestranze meridionali, specialmente napoletane, furono chiamate a lavorare per il suo abbellimento.
All’altare maggiore di marmo policromo troviamo il ciborio con porticella lavorata in rame; in alto, sull’altare maggiore si erge il tempietto o nicchia, in cui è custodita una magnifica statua settecentesca di S. Francesco di Paola: è una statua lignea di scuola meridionale, napoletana , che ritrae il santo in cammino e in estasi verso il cielo. Possiede un bastone di argento, quello del pellegrino, un’aureola in argento e, sul petto il motto” Charitas”. 

Lo stesso motto cartiglio è scolpito nel marmo alla sommità del tempietto. Ancora, fra le opere notevoli di marmo policromo , si è conservato il pulpito del 1891: molto elegante e raffinato, sul poggio è raffigurata la Sacra Scrittura. Su un baldacchino di legno è dipinta la scritta Evangelium e sopra di esso, una statuetta lignea dorata dello Spirito Santo. Quattro i dipinti su tela: tre di Biagio Pansardi di Lauria (XXsec.): S.Emidio martire vescovo, protettore contro il terremoto venerato in tutto il Lagonegrese, probabilmente il suo culto si deve al terribile terremoto del 1857. Il santo viene rappresentato giovane vescovo di Ascoli, mentre tiene tra le mani, oltre al libro della Sacra Scrittura, il bastone pastorale e la palma del martirio. Sullo sfondo un paese che sta crollando e una chiesa. Il paese potrebbe rappresentare Viggianello in epoca medioevale; l’altro dipinto ritrae il vescovo S.Alfonso alla scrivania, mentre scrive le sue opere di spiritualità e teologia morale, con l’immagine della Madonna, il crocifisso e la mitria di vescovo, piegato e anziano secondo l’iconografia tradizionale. Interessante il dipinto della Madonna del Buon Consiglio, anche questa, probabilmente del Pansardi, che raffigura l’iconografia tradizionale della Madonna con Gesù Bambino tra le braccia. 
La tela più antica che si conserva è il dipinto di un autore meridionale. 
Di pregio artistico popolare sacro, il vescovo martire S. Biagio con i paramenti sacri. Nella sua mano l’arnese del suo martirio. S. Biagio viene venerato a Viggianello probabilmente da tanti secoli, all’interno del centro storico una via dedicata al santo e una piccola cappella. Il culto di S. Biagio era molto diffuso nella Diocesi di Cassano, (Viggianello era Diocesi di Cassano come Maratea) dove parte del corpo è sepolto nella Basilica medioevale, anche se S. Biagio è della lontana Armenia, la prima nazione che si convertì al cristianesimo. Tra le statue lignee è da rimarcare la bellissima statua di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. La statua, probabilmente dell’800, rappresenta la Madonna che scaccia la testa dell’antico serpente, mentre tiene tra le sue braccia Gesù Bambino che mostra il suo cuore ai devoti. La statua di S.Rocco, patrono delle malattie contagiose come la peste che insieme a S. Francesco di Paola fu patrono del Regno di Napoli per decreto reale, è invece, una statua pregevole con l’iconografia tradizionale:il bubbone della peste alla gamba e il bastone da pellegrino. S.Rocco era un romeo, veniva dalla Francia (Provenza). Nella cappella di S. Francesco viene custodito uno splendido crocifisso del sec. XVIII recentemente restaurato, di grande impatto visivo secondo l’iconografia alfonsiana. Importante, nel santuario paolano, è l’arredo di candelieri e crocifissi settecenteschi in legno dorato.

Porta Nord:  SS Trinità
“Tracce e riflessi di arte e di caduta splendore”
La cappella è situata nella parte più bassa del paese, sul torrente Iufilo.Siamo ancora extra moenia , oggi, nei pressi del cimitero. Nacque per devozione dell’Università di Viggianello che ebbe la licenza del Vescovo il 13 Giugno 1582. Il 15 Giugno dell’anno successivo l’arciprete rev. D. Iacopo Vitale piantò la Croce, e nel 1584 la unì all’ Arciconfraternità di Roma.(1) Per godere delle indulgenze la sua fratellanza pagò ogni anno, alla suddetta Arciconfraternita, un tributo di due libbre di cera bianca. Il 20 Agosto 1584, l’arciprete rev. D. Giovanni Laurento, il Vicario Foraneo Don Pietro Antonio Cassano, alcuni magnifici e nobili ed il sindaco Ambrosio De Gentile, per provvedere alla riparazione ed alla manutenzione, dettero il giuspatronato all’Università che nominò un idoneo sacerdote cappellano. Il 20 Settembre 1638, quando era vescovo di Cassano mons. Audoneno, e Papa Pio V, venne confermata la sua dedica alla SS. Trinità. (2) L’Università eleggeva Cappellani e Procuratori laici nativi del luogo . Gli eletti non potevano essere deposti neppure dalla stessa Università, il Procuratore laico amministrava le rendite e aiutava anche gli altri Procuratori. La SS.Trinità aveva lo stendardo di colore rosso, con Crocifisso, lampioni e “cirìì” rossi , che esponeva durante le funzioni e le processioni. In antichità la SS. Trinità era costituita da due cappelle, con un cimitero per i morti impenitenti, un ospedale e un ospizio per i pellegrini. La cappella era dipinta con scene che rappresentavano, il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno e, sui quattro cantoni, gli Evangelisti(3). A Ponente era raffigurata l’uccisione di Abele, da parte di Caino; ad Oriente il sacrificio di Abramo, sull’arco S. Caterina d’Alessandria. Nella parte boreale l’altare maggiore, con un quadro che raffigurava il mistero della SS. Trinità. Sopra l’altare un epitaffio “ De Iure Irae Viggianelli”. Ai piedi delle colonne indorate dell’altare vi erano deposte le armi dell’Università. Sul pavimento di mattoni, dei sedili e un architrave che sosteneva un Crocifisso. Nella cappella era anche custodita la statua dell’Angelo Custode ed il calice con cui si celebrava la messa il due di Ottobre, giorno dedicato alla SS. Trinità. Il soffitto era imbiancato e sosteneva una lampada in ferro battuto, che restava sempre accesa. Da Ponente vi si accedeva mediante una piccola porta, al cui lato c’era la fonte dell’acqua lustrale. Da mezzogiorno , invece, vi si accedeva mediante una porta più grande, a sua volta divisa in due: una era cancellata, l’altra intera. Sulla cupola della cappella c’era la bandiera di ferro e la Croce. Dietro la cappella, c’era un’altra cappella dell’Angelo Custode, costruita per Devozione dai coniugi, Paolo Serra e Dianora Cersosimo(4). Accanto sorgeva una casa con dieci stanze che si chiamava Ospedale. Quattro di queste stanze erano fondaci. In esse c’era, in prossimità del canale, il trappeto dell’olio. Sui fondaci due tramezzini con due camere, in una camera c’era una campana, nell’altra, in cui si accedeva mediante una scala, si depositava l’olio. Questa, fatta costruire dal Procuratore Angelo Gallicchio nel 1737(5) . La SS. Trinità, come si rileva dalle Platee del 1666 e del 1700, possedeva 400 tomoli di terreno, diviso in 100 appezzamenti, che venivano dati ai cittadini a censo perpetuo o in enfiteusi(6) La SS Trinità inoltre, possedeva, 10 oliveti, circa 400 ulivi, querceti, una fontana e molte casette, possedeva denaro, proveniente da lasciti testamentari, dalle rendite degli immobili in fitto o in enfiteusi. I restauri effettuati recentemente, hanno mantenuto il magnifico impianto architettonico originale, a navata unica a più vani, la famosa cupola di stile bizantino e il portale in pietra con fregi barocchi. La “Santissima Trinità” è del 1582, è stata sede di una potente confraternita.Si conserva ancora un’ampia tela di ignoto”: La SS Trinità che incorona l’immacolata” (XIX sec.). La SS Trinità si trovava sulla via delle contrade che entravano nella cittadina.
1 A.P.V., Platea, registro ed inventario dei beni stabili, frutti, rendite, ragioni e pesi di qualsivoglia sorte, che appartengono alla V.le Cappella della SS. Trinità di Viggianello, fatta a Gennaio 1740 (...).
2-Ibidem
3-Ibidem
4-Ibidem
5-Ibidem
6 A.S.PZ, Opere pie, istituzioni di assistenza e beneficenza, ospedali. Cappella della SS. Trinità di Viggianello, v.1,1740-1797.C.3, f.11.


Porta Ovest: S. Lucia
“Suggestiva nella sua patriarcale rudezza di pietra e di calce, sorgente fra due torrenti, i quali cantano intorno, quando sono in piena, con la veemenza delle loro acque flave, la sinfonia eternale delle divinità”.
Extra Moenia la cappella di S. Lucia presidia la parte inferiore dell’abitato alla confluenza dei torrenti Iufilo e Carella che diventa Canalea, fra due canyons. E’ una cappella fortificata, all’interno di orti, frutteti e oliveti, naturale accesso al Castrum Byanelli, praticato principalmente dai contadini che si recavano alle terre di lavoro. Conserva un altare in stucco e una tela di interesse plurimo; rappresenta la “Madonna in trono con il Bambino”, di grande pregio e antichità, tra i santi Giuseppe e Lucia, questi ultimi di una mano popolare. Si tratta di una tela antica su cui vi è stato dipinto nuovamente.

Porta Sud: S. Sebastiano
“E’un piccolo hortus conclusus di mistero e di silenzio (…). E la pietà cristiana di mio padre arricchì la chiesuola di una bella statua del Santo, di cui il mio spirito s’è per amore invagato, e all’ombra del quale io sognai il mio grande sogno di ardore”.
Antichissima, la cappella è situata sul torrente Carella, in stile meridionale con contrafforte, risalirebbe al XV o XVI secolo, ma ristrutturata nel 1841. L’interno presenta un’acquasantiera in pietra, il soffitto ligneo, un altare in stucco, con una teca contenente la pregevolissima statua lignea policroma di S. Sebastiano (XVIII sec.) e una tela raffigurante il giovane santo martirizzato (XVII sec.). Antistante alla cappella la stele in pietra del calvario. Edificata su tre scalini, è alta circa tre metri, sulla base c’è un bassorilievo raffigurante un ramo d’ulivo e si trova la data del 1611; sul capitello c’è una croce particolare con le estremità arrotondate, al centro un bassorilievo che raffigura Gesù crocifisso, sulla colonna i simboli della crocifissione: la scala, la tenaglia, il martello e i chiodi e infine la freccia e la corona di spine. In antico la colonna apparteneva all’area della SS. Trinità.

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