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(RegioneInforma) MONSIGNOR EMANUELE VIRGILIO: DA VENOSA ALL'OGLIASTRA

21/03/2005 13:25
(RegioneInforma) MONSIGNOR EMANUELE VIRGILIO: DA VENOSA ALL'OGLIASTRA

ACRNella sua città natale, le ragioni che spiegano l'importanza di monsignor Emanuele Virgilio, sono riportate, in modo indelebile, su una imponente lapide commemorativa posta, nel venticinquesimo della sua morte, sulla facciata principale della cattedrale di sant'Andrea "dove si temprò la sua anima grande". Volontà e ingegno sorretti dalla fede. Queste le virtù che la comunità venosina riconobbe in tutte le azioni compiute, volute e sostenute da uno dei suoi più illustri concittadini. Il suo essere uomo di chiesa coincise con il suo essere saggio educatore, forbito scrittore, facondo oratore, sacro e dotto polemista, ma anche cultore di questioni economico-sociali. Delle sue azioni beneficiò la comunità venosina-lucana prima, poi quella sarda. Entrambe si ritrovano, a ottantadue anni dalla sua morte, a rinnovare il ricordo della figura, del prete prima e del vescovo poi impegnato a conciliare la divulgazione del credo religioso con la realizzazione di concrete azioni sociali per migliorare la qualità della vita dei più disagiati. Di lui si è parlato nel corso della giornata di studio "Tra azione pastorale e impegno civile" organizzata a Venosa, città in cui nacque nel 1868, i cui atti saranno pubblicati dal Consiglio regionale della Basilicata. Venosina la madre, Teresa D'Andretta, di origine pugliese il padre Antonio, negoziante di tessuti. Fondamentale per la crescita e la formazione di Emanuele, il canonico Saverio D'Andretta cugino di sua madre, che seguì il percorso del giovane fino alla sua entrata in seminario dove fu insegnante di lettere prima e rettore dopo. Il più grande merito di Emanuele Virgilio, però, fu quello di dedicarsi tanto alla cura spirituale delle anime quanto ai bisogni materiali dei fedeli. Conosceva bene le condizioni di vita della comunità venosina. Sapeva che i poveri dovevano combattere la miseria, la fame e la prepotenza dei ricchi, spesso usurai ed aguzzini. Monsignor Virgilio pensava che le parole potevano trarre forza solo dalle azioni concrete e che solo condividendo e cercando di risolvere le problematiche del tempo, la sua predicazione avrebbe potuto essere credibile agli occhi dei fedeli. Da qui l'istituzione nel 1901 della cassa Rurale San Felice Martire con la quale monsignor Virgilio intese frenare il crescente flusso migratorio dell'epoca e aiutare i piccoli proprietari terrieri, spesso vittime dell'usura, a sollevarsi da bisogni creditizi. Al centro della sua attenzione i giovani, per i quali promosse forme di cooperazione e le donne, per le quali pensò ad esperienze lavorative in alcune città del nord Italia come strumento di emancipazione. Partecipò attivamente al dibattito su alcune problematiche sociali (per esempio la Questione Agraria) senza trascurare mai i suoi impegni pastorali. A lui, infatti, si deve la salvezza della diocesi di Venosa che rischiava di essere soppressa. Provvidenziale la sua intercessione presso papa Pio X per scongiurarne la chiusura. Fu lo stesso papa ad eleggerlo nel 1910, all'età di 41 anni, vescovo dell'Ogliastra (attuale provincia di Nuoro), terra in cui rimase fino alla sua morte nel 1923. "Chissà come sarebbe stata Venosa – si interroga Vincenzo Leggieri senatore e scrittore venosino nel corso della sua relazione al convegno – se monsignor Virgilio non fosse partito per la Sardegna?" Chissà. Intanto a testimoniare come è cambiata l'Ogliastra dopo l'arrivo di monsignor Virgilio nel 1910 in veste di vescovo ci hanno pensato i relatori provenienti dalla Sardegna che nel corso della giornata di studio, hanno disegnato il profilo dell'educatore, dello studioso, dell'oratore, dell'esperto di dinamiche politico-economico-sociali. Oltre il Tirreno monsignor Virgilio continuò la sua opera. Quando vi arrivò anche questa zona della Sardegna, così come la Basilicata che si lasciava alle spalle, era una terra povera e desolata, bisognosa di tutto. Monsignor Virglio fondò asili, case di previdenza, si adoperò per combattere la malaria. Arrivò in Ogliastra con un progetto. Voleva insegnare al popolo come nutrire il proprio corpo con il pane di grano duro e il proprio spirito con quello della fede. Non solo. Fu anche manager e rivoluzionario. Aveva individuato nell'agricoltura e nella pastorizia il volano della ricchezza di quella terra e su questi due fronti, incentrò il suo interesse e la sua attenzione. A lui si deve, infatti, l'istituzione del Seminario Agrario di Arzana che contribuì alla formazione e allo sviluppo sociale ed economico di tutta l'area. E l'elenco delle sue azioni sarebbe stato molto più lungo se non fosse morto prematuramente. Aveva solo 55 anni quando si spense a Tortolì. Da allora la sua fama di uomo, di vescovo e di "santo" come lo definisce chi lo ha conosciuto, non si è spenta. Anzi. L'obiettivo è quello di rendergli omaggio con una nuova giornata di studio. Questa volta, nell'Ogliastra, proprio nella terra che il venosino Virgilio amò come solo un sardo sa fare. (A.R.)

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