Statuto, Benedetto:svolta per promuovere cittadinanza attiva

Il vice presidente del Consiglio regionale: “è necessario promuovere un modello di partecipazione e cittadinanza attiva che vigili sul territorio e smuova le coscienze civiche, indicando alle istituzioni strade alternative di sviluppo”

“Può il nuovo Statuto rappresentare una prima risposta alla sfiducia dilagante tra i cittadini e tra l’opinione pubblica nella politica e nelle istituzioni?” E’ il quesito che pone il vice presidente del Consiglio regionale, Nicola Benedetto (Idv).

“Io credo che questo sia l’interrogativo principale che deve riguardarci tutti e che non può risolversi in riflessioni scontate o in stile politichese – afferma Benedetto. Come credo sia inutile attardarsi in ulteriori valutazioni sul crescente malessere di cittadini singoli o organizzati e sulla domanda di trasparenza, riduzione di spese della politica, eliminazione di sprechi, strumenti e misure di buona amministrazione che è l’esatto contrario della malapolitica. Proprio la proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre indennità ed altri emolumenti dei consiglieri regionali è sicuramente l’esempio più significativo che non si deve considerare archiviato con la bocciatura in aula. Il Consiglio Regionale su questo non parte da zero: ha già abolito il vitalizio a partire dalla prossima legislatura e ridotto del 10% le indennità. Si può fare di più, raccogliendo la sollecitazione di 4mila cittadini, e non solo come segnale formale da inviare ai cittadini, ai disoccupati, agli anziani e pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Anche più di quanto hanno già fatto altre Region”.

“Per tornare all’impianto del documento programmatico per la nuova Carta Statutaria – prosegue il vice presidente del Consiglio regionale – è sicuramente positivo ed in larga parte condivisibile. Come i principi di tutela della persona, di solidarietà e cooperazione, democrazia, sostenibilità. Si possono migliorare alcuni contenuti, rendere gli istituti di democrazia e partecipazione più snelli, efficaci, efficienti; istituire nuove Consulte, organismi di consultazione e concertazione. E tra i compiti che ci attendono: si deve mettere mano alla riforma elettorale abolendo il listino dei ‘nominati’, sinora scelti dalle segreterie di partito, né più né meno come i parlamentari eletti nel 2008 con il ‘Porcellum’, un meccanismo che non ha nulla di democratico e non offre alcuna possibilità di scelta del cittadino-elettore. Si devono individuare meccanismi-sistemi elettorali capaci di promuovere la rappresentatività territoriale all’interno di una regione che vive ancora di accentuati campanilismi e provincialismi e che, di fatto, taglia fuori dalla possibilità di essere eletto in Consiglio regionale chiunque non vivi o lavori in uno dei centri più grandi (popolosi) della regione. Ma prima di tutto è necessaria una svolta di cultura politica. Certo è che in un territorio dove ci si conosce tutti e dove i rapporti personali sono alla base della politica, ritornare tra la gente non è semplice, perché si devono individuare nuove modalità di contatto con la gente, in grado di superare definitivamente il familismo amorale e il clientelismo. Serve una sorta di ‘bagno d’umiltà’ delle istituzioni e della classe dirigenziale, perché la politica in sé non solo è buona ma indispensabile garanzia di democrazia, anche e soprattutto nelle sue espressioni di partito, che rendono concreta l’azione al servizio di un’idea. Sbagliato, invece, è il modo con cui in troppi l’hanno interpretata fino ad oggi”.

“La questione di fondo – prosegue ancora Benedetto – è se la politica possa tornare ad essere un momento di partecipazione collettiva nella ricerca di soluzioni e nella messa a punto di decisioni di governo, e se sia possibile puntare ad uno sviluppo del sistema democratico che si basi sull'espansione delle forme e dei canali di collaborazione dei cittadini. Il primo problema che i cittadini in quanto tali si devono porre è di prendere parte al rinnovamento della politica e alla sua ripulitura dalle pratiche oligarchiche e lobbystiche. Il punto centrale per il risanamento dell'Italia è questo, e nessuna manovra economico-finanziaria potrà farne a meno.
In una parola: lo Statuto deve contribuire a promuovere la cittadinanza attiva che è oggi l’unica vera risposta all’antipolitica puntando sul capitale sociale che è fatto di persone, di percorsi di vita individuale che si intrecciano con la dimensione pubblica nella quale trovano le condizioni per affermarsi, di relazioni e di opportunità che possono intrecciarsi e rafforzarsi reciprocamente ed esprimersi liberamente. In sostanza se alla base della crisi italiana vi è la crisi della rappresentanza e della politica, ma anche della cultura civile, non ci si può limitare a tamponare le emergenze.
Occorre immaginare un diverso assetto dei poteri e della società che non risponda ad improbabili modelli, ma che sia coerente con la ricerca dell'interesse generale e con i valori indicati nella Costituzione che, tuttora, rappresenta l'elemento unificante ed ispiratore nel quale i cittadini si riconoscono. In sintesi: è necessario promuovere un modello di partecipazione e cittadinanza attiva che vigila sul territorio e smuove le coscienze civiche, indicando alle istituzioni strade alternative di sviluppo”.

“E anche da noi in Basilicata, per fortuna – conclude Benedetto -, non mancano esempi di civismo attivo e di impegno volontaristico: dai tanti comitati popolari, in gran parte sorti intorno alla volontà di tutelare un interesse specifico, un territorio, un paese, ai gruppi che si esprimono attraverso i social network, siti web.  A tutti questi deve guardare il nuovo Statuto mettendo a disposizione gli strumenti informatici di cui la Regione dispone per accrescere informazione, trasparenza, dialogo, confronto.
Dalla stagione ‘un computer in ogni casa’ che ha caratterizzato positivamente l’impegno della Regione a contribuire all’acquisto di un pc in ogni famiglia lucana e alla creazione di alcune postazioni informatiche in sedi di associazioni giovanili si deve passare alla stagione della ‘democrazia 2.0’ facendo diventare i canali informatici istituzionali e non, tra quelli di più diretta democrazia”.

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