Rapporto Svimez, Romaniello (Sel): dati allarmanti

Per il consigliere regionale: “Il Rapporto Svimez 2014 sull’economia del Mezzogiorno fa emergere dati preoccupanti per l’intero Sud Italia e per la nostra regione”

&ldquo;Il Sud, stando al rapporto Svimez, rischia di essere interessato nei prossimi anni da un forte calo demografico e dalla desertificazione industriale. Stando alle stime rese note, infatti &ndash; riferisce Romaniello – pare essere destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando cos&igrave; a pesare per il 27 per cento sul totale nazionale a fronte dell&rsquo;attuale 34,3 per cento. Gli stessi dati sulla disoccupazione appaiono maggiormente allarmanti al Sud, infatti nei primi cinque anni di recessione, delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, pi&ugrave; che la met&agrave;, esattamente 583mila erano residenti nel Mezzogiorno. Per dare una dimensione della condizione disastrosa basta dire che nel primo trimestre 2014 il Sud ha perso 170mila posti di lavoro rispetto al 2013, men&not;tre il Centro-Nord solo 41 mila. L&rsquo;80 per cento delle perdite di posti di lavoro in Italia si concentra, dunque, al Sud&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Emerge, quindi, dal rapporto Svimez un&rsquo;Italia divisa in due, diseguale con un Sud sempre pi&ugrave; emarginato. Dal 2008 al 2013, la recessione del Sud non ha conosciuto tregua, a differenza di un Centro-Nord che nel 2010-2011 aveva partecipato ad una &lsquo;ripresina&rsquo; e stando alle previsioni la stessa dinamica si protrarr&agrave; nel biennio 2014-2015, con un Sud che continua la sua spirale recessiva mentre il resto del Paese si avvia verso una lenta, e forse troppo debole, ripresa. Un Mezzogiorno d&rsquo;Italia &ndash; afferma Romaniello – in cui aumentano non solo i dati relativi all&rsquo;allungarsi della permanenza in stato di inoccupazione, a cui si aggiunge lo scoraggiamento a investire nella formazione pi&ugrave; avanzata, e tra chi va via dalla nostra terra circa il 28 per cento sono laureati, desertificando il territorio non solo di una possibile forza lavoro ma principalmente delle risorse professionali migliori in grado di garantire la ripresa di uno sviluppo di qualit&agrave; in settori innovativi, oltre che modernizzare i settori tradizionali a partire da quello agricolo&rdquo;.<br /><br />&ldquo;La nostra Basilicata si colloca tra le regioni pi&ugrave; povere, nonostante questo triste primato spetta alla Calabria. In Basilicata i dati relativi al rischio povert&agrave; coinvolgono circa il 32,6 per cento della popolazione, mentre circa il 22,9 vive in una condizione di &lsquo;povert&agrave; relativa&rsquo;. In questo contesto disarmante &ndash; prosegue il consigliere – e dalle gravi ricadute sociali ed economiche, urge istituire un Reddito Minimo, un vero ed effettivo strumento di welfare inclusivo, abbinato a politiche attive del lavoro in grado di far cogliere ai singoli le opportunit&agrave; nonch&eacute; promuovere attivit&agrave; lavorative anche di valenza sociale, innalzando la qualit&agrave; dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni, utilizzando le risorse stanziate nella legge di Stabilit&agrave; 2014 nonch&eacute; quelle della nuova programmazione 2014/2020 e, naturalmente non da ultimo, quelle rinvenienti dalla card carburanti, a sostegno di un reddito di inserimento e reinserimento al lavoro privo cio&egrave; di connotazioni caritatevoli ma piuttosto finalizzato a rendere effettiva l&#39;inclusione sociale&rdquo;.<br /><br />&ldquo;Il Governo Renzi di concerto con la Regione Basilicata &egrave; chiamato ad analizzare il caso Basilicata, in un contesto pi&ugrave; generale che riguardi una nuova stagione di investimenti infrastrutturali e nel settore industriale, teso a rilanciare l&rsquo;economia del Sud, condizione indispensabile per garantire la ripresa dell&rsquo;intero Paese. Pare, invece, che nell&rsquo;immaginario del premier Renzi, la Basilicata sia solo una terra da cui attingere petrolio e territorio da perforare in modo indiscriminato, senza alcun ascolto di coloro i quali il territorio lo abitano. Il petrolio &ndash; sostiene Romaniello -&nbsp; non pu&ograve; assolutamente essere materia del solo Governo nazionale come, purtroppo, la finanziaria in discussione in Parlamento prevede, ma deve rimanere&nbsp; necessariamente materia di confronto vero e paritario tra Governo, Regione, Enti locali e Associazioni ambientaliste. Le royalties vanno utilizzate sia per investire in energie rinnovabili capaci, da un lato di tutelare l&rsquo;ambiente e dall&rsquo;altro di garantire un&rsquo;autonomia energetica capace di attrarre investitori lungimiranti e, quindi, garantire l&rsquo;abbattimento dei&nbsp; costi di gestione, oltre che ridurre i costi della bolletta energetica e creando nuove opportunit&agrave; occupazionali e sia per implementare politiche di nuovo welfare locale&rdquo;.&nbsp;<br /><br />&ldquo;Oggi il premier Renzi, con l&rsquo;istituzione del bonus beb&egrave;, fa emergere scarsa lungimiranza, nonch&eacute; incapacit&agrave; nel comprendere realmente quella che &egrave; la condizione attuale del Paese e dando vita ad una manovra di forte disequit&agrave; sociale. Non serve, infatti, dare il bonus beb&egrave; in maniera uguale sia a chi non ha un reddito che a chi ce l&rsquo;ha di 90.000 euro, se poi si impedisce il rilancio dei consumi aumentando di un altro punto percentuale l&rsquo;aliquota Iva e penalizzando l&rsquo;acquisto di prodotti. Il giovane Presidente del Consiglio &ndash; dice Romaniello – si ponga la domanda&nbsp; del perch&eacute; in questo Sud abbandonato sono maggiori i dati relativi ai decessi che alle nascite. Un Sud dove le aziende chiudono, i giovani vanno via, il tasso infrastrutturale &egrave; deficitario, diminuisce in rapporto a quello del Paese e sicuramente l&rsquo;intervento sul bonus beb&egrave; non risulter&agrave; realmente utile ad invertire il dato demografico e a ridurre il differenziale di crescita rispetto al resto dell&rsquo;Italia ed alla stessa Europa&rdquo;.<br /><br /><br /><br /><br />

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