Pasquale Menchise, Lucano insigne

Ambasciatore lucano della cultura, l’artista è apprezzato musicista e appossianato promotor del suo territorio in tutto il mondo                

Pasquale Menchise, Lucano insigne per il 2018, è nato a Genzano di Lucania dove risiede con la moglie e due figli, Ylenia e Joseph. Ha cominciato ad esprimersi musicalmente all’età di 8 anni quando ha chiesto ai genitori l’acquisto di uno strumento musicale (per la verità non subito accettato) che però arriva dai suoi risparmi giornalieri. “Da quell’età – ci racconta – ho cominciato a capire che era una strada che avrei dovuto percorrere ma non era facile e soprattutto, non era facile vincere il pensiero di tutti che consideravano l’impegno in questo campo come ‘un gioco che lasciava il tempo che trovava’. Devo essere sincero, in principio ho ‘combattuto’ anche con la mia famiglia che si presentava restia in quanto aveva timore che potessi distrarmi dallo studio della scuola. Mia mamma poi, quando ha capito che questa passione era già radicata in me, non solo non mi ha ostacolato ma ‘per amore’ mi ha anche aiutato, sostenendomi. Io studiavo sia al Liceo Scientifico di Genzano di Lucania sia al Conservatorio di Potenza e per quattro giorni a settimana uscivo di casa alle 8 e tornavo alle 19.30. Mangiavo un panino in pullman, nonostante vedevo i miei amici divertirsi come facevano tutti, d’altronde. Per perseguire un obbiettivo devi fare sacrifici ma devi anche essere determinato e fortunato ad incontrare le persone giuste, e a tal proposito mi riferisco al mio primo maestro al Conservatorio di Potenza, il siciliano maestro Salvatore Chillemi che mi ha guidato anche nelle scelte successive. Per me è un secondo padre ed ancora ci sentiamo con una certa frequenza”.

Quando poi arrivano gli studi universitari sposta anche quelli musicali in zone ed ambienti molto più avanti da un punto di vista delle conoscenze. In questi anni studia a Bologna, Firenze, Bari, Fermo, Pescara e soprattutto Vienna che diviene una sorta di seconda patria. Nel 1985 gli viene l’idea di fondare una orchestra in Basilicata, fino a quel momento priva di questo organismo, e con altri amici di Potenza e Matera crea un’associazione “Orchestra da Camera Lucana” con l’intento di fare delle produzioni musicali e divulgarle nell’ intera regione. “Nel 1984 – dice – sostenni gli esami di ammissione ed entrai al corso di direzione d’ orchestra tenuto dal maestro milanese, Mario Gusella, (aveva suonato da violoncellista sotto la direzione di Arturo Toscanini) presso l’Accademia Musicale Pescarese in Pescara. Nei nostri corsi avevamo tra le materie la teoria e la pratica con orchestra, che formavano chiamando elementi da varie regioni. Tra questi ultimi, con grande sorpresa, incontrai due amici violinisti, colleghi e studenti presso il Conservatorio di Potenza. Durante una pausa pranzo pensai ‘perché non avremmo potuto formare anche nella nostra terra un ensamble strumentale, per poi farla diventare una grande orchestra’. Loro mi mostrarono subito la loro disponibilità. La realizzazione di tale progetto avvenne l’anno dopo (1985) perchè mi resi conto che avrei dovuto coinvolgere studenti e neo diplomati anche del Conservatorio di Matera. Fu allora che nacque la prima orchestra in Basilicata ‘Orchestra da Camera Lucana’”.

La sua esperienza è notevole. Ha composto per la radio e per la televisione, sia musica sacra che per accompagnare spettacoli di vario genere; scrive arrangiamenti e orchestrazioni per orchestra e per diversi organici, ulltimamente le musiche originali per il film muto restaurato “Malombra”. “E’ vero – prosegue – ho composto per tanti generi musicali ma mi sento molto ispirato dalla musica sacro-sinfonica e anche dalla musica per le immagini. Ho scritto anche brani piacevoli per occasioni eterogenee e molti arrangiamenti, soprattutto riferiti a mie stesse esecuzioni. In effetti, però, il brano al quale sono molto legato sia come valore artistico ma soprattutto come valore interiore è la ‘Missa Mediterranea in Tempore Jubilaei – per soli, coro, orchestra e voce recitante’ che scrissi nel periodo del Grande Giubileo (e che dedicai alla mia mamma deceduta durante la composizione della stessa) e che eseguii alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II il 28 ottobre 2000 in una piazza San Pietro gremita fino a via della Conciliazione; quando mi avvicinai al Papa per porgergli  la partitura mi disse ‘Bravo, Bravo’. Quelle parole ancora oggi tuonano nelle mie corde emotive: mi ha benedetto un Santo. Tra le tante definizioni ed analisi di questa Messa ne cito una in particolare fatta nel 2011 dal responsabile audio-cd delle Paoline/Famiglia Cristiana, don Paolo Neroni che dopo aver fatto una disquisizione dal punto di vista armonico, liturgico e spirituale concluse con queste parole: ‘Abbiamo archiviato il cd della sua messa nella collezione delle cose musicali belle e buone e magari vorremmo inserirla, un domani, in un contesto enciclopedico. Grazie ancora per la buona occasione ed auguri per il suo splendido lavoro. Chi vive nella musica non può non essere felice, perché ha una vita ad alta intensità emotiva e spirituale. Con stima’”.

Tante le direzioni di orchestre in tutto il mondo, di teatri, festival ed enti. Quale rispecchia più la sua propensione?

“Sono diverse – ci risponde – e non saprei quale mettere al primo posto. Provo ad evidenziarne alcune. Sicuramente tra le tante ricordo la prima mondiale di “ ‘Belcanto-the Pavarotti Heritage’, il   

19 ottobre 2013 al New York City Center- Broadway (teatro pieno in ogni posto, 2200); la prima volta con l’Orchestra Sinfonica Nacional de Cuba a l’Havana ( 4 marzo 2007 ); tra i tanti concerti a Parigi quelli al ‘Folies Berger’ ( 2015 ) e quelli allo  Chatelet ( 2016 ); il Palatului di Bucarest, il palazzo della Cultura di Sofia, il teatro dell’opera a Berlino, l’opera nazionale Svizzera a Berna, lo storico “’Musikverein’ di Vienna (dove si tiene il concerto di capodanno), il teatro dell’ opera di Kiev ma tantissime altre città europee degne di essere ricordate per teatro o sale concertistiche belle ed importanti”. 

Il maestro Menchise ha ricevuto innumerevoli premi e tante sono le collaborazioni con artisti di fama internazionale. Viaggia molto ma torna sempre nella sua amata Basilicata. Sempre con la valigia pronta non smette mai di viaggiare e sicuramente lo stop imposto dal coronavirus gli è pesato ancor di più per questo. In tutto il mondo non smette mai di esaltare la sua regione. Praticamente da musicista a promotor del suo territorio quale ambasciatore lucano della cultura. “Lo stop – precisa – ha fatto sì che mi venissero cancellati tanti impegni a partire da Firenze (due concerti maggio/giugno) con l’Orchestra da Camera di Firenze; una nuova produzione di Bohème con una Associazione di Pistoia e il teatro del Giglio di Lucca, scenografie disegnate dall’ Accademia di Brera di Milano ed i costumi del Maggio Musicale Fiorentino; una Cavalleria Rusticana (estiva) al Lago di Bracciano. In ottobre mi è stato cancellato un grande evento con migliaia di giovani a Genova nel teatro ‘Carlo Felice’ che stavamo organizzando con la Fondazione ‘Sorella Natura’, con una tematica inerente all’ambiente e che si sarebbe svolto con un percorso attraverso i vari generi musicali. Per l’estero, per ora, non è stato cancellato niente, mi hanno semplicemente spostato il periodo. Da quando sono in giro nel mondo per il mio lavoro non esito a dichiarare la mia provenienza e soprattutto a tessere le lodi della mia regione, a maggior ragione da quando ho l’onore di rappresentarla come ambasciatore culturale. Porto con me, ovunque io vada, oltre le partiture anche del materiale divulgativo sulla bellezza, in tutti i sensi, della nostra terra. Traspira l’orgoglio di appartenenza lucana”.

Quali sono i programmi a breve e lungo termine? Cosa Le ha insegnato il fermo dovuto alla pandemia?

“Come dicevo prima alcuni concerti-produzioni sono stati procrastinati.  E’il caso di una ‘Tosca’ che farò a Novisad in Serbia ed una nuova produzione di ‘Carmen’ che farò al teatro dell’opera di Astrakhan, città meridionale della Russia europea (era prevista per aprile 2020). Ho ancora tanti altri impegni che aspettano di essere confermati o meno in base al percorso della pandemia e delle restrizioni. Credo comunque che questo fermo ci ha insegnato a rispettare la natura ed a pensare di trascorrere una vita sana che va vissuta al meglio perché è un dono prezioso. Il tempo di crisi, credo, ci ha spinti ad un ritorno alla nostra interiorità, a ricercare e ritrovare noi stessi e ad apprezzare tutto ciò che ci circonda; ciò sembra essere un antidoto contro altri virus quali paure, cattiverie, invidie, egoismi, futilità. Potremmo insomma trarre vantaggi da questo particolare momento e vivere, come dicevo, una vita migliore”.

Riuscirà a far rinascere e rivivere per tutti la cultura e la musica dopo questo terribile periodo?

“Per natura – conclude Menchise – sono ottimista e quindi sono fiducioso perché l’umanità non può vivere senza la cultura ed in particolare la musica, che è una parte integrante. Sicuramente è un settore che, oltre ad aver avuto una drastica fermata, come tutti gli altri d’altronde, è quello che ripartirà più tardi di tutti e con difficoltà perché le persone, psicologicamente provate da questo periodo, avranno timore o un dubbio nel partecipare alle manifestazioni pubbliche, spettacoli e concerti, come prima. Da alcuni giorni sento che le istituzioni e la politica ne stanno parlando. E’ un settore composto da qualche milione di lavoratori. Non ci sono solo gli artisti ma anche tutti gli altri lavoratori che ruotano intorno. Come tutti si ha bisogno di una iniezione di sostegno e di supporto per ripartire e credo che non mancherà e torneremo a riempire la nostra mente ed il cuore della bellezza che ci dà la cultura e la musica”.

 

 

 

 

 

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