A Potenza i racconti di vita nei Sassi di Matera

Giovedì 16 luglio 2026 alle ore 16,30, nella sala conferenze del Polo Bibliotecario, a Potenza, sarà presentato il libro “Le tre donne, racconti di vita nei Sassi di Matera” di Eustachio Nicoletti.

Interverranno: Pancrazio Toscano Studioso del pensiero meridionalista, Francesco Avolio Ordinario di Linguistica Italiana presso l’Università dell’Aquila, Giuseppe Palumbo illustratore, Ferdinando Mirizzi Ordinario di Antropologia Culturale presso Università della Basilicata, Franco Villani, Editore. Modera: Giuseppe Melillo, Antropologo.

Le tre donne, racconti di vita nei Sassi, illustrato da Giuseppe Palumbo, riporta alla luce il microcosmo umano e sociale dei Sassi di Matera nella sua crudezza e nella sua grandezza: un mondo fatto di sacrifici, di dignità ferita, di resistenza silenziosa, ma anche di fatica, conflitto, devozione, stoica rassegnazione. è opera narrativa e, allo stesso tempo, documento antropologico che, attraverso tre figure femminili appartenenti alla stessa famiglia, ricostruisce con profondità, precisione e intensa partecipazione emotiva, la vita quotidiana dei Sassi di Matera.

Il cuore del volume è costituito dai racconti di Mamàjë, che, ormai anziana, seduta su una sedia a rotelle, rievoca la propria vita nei Sassi. La narrazione ha la forza delle testimonianze spontanee; è storia viva, fatta di dettagli, eventi piccoli e grandi, personaggi del vicinato, relazioni familiari spesso conflittuali ma profondamente radicate in un sistema di valori condivisi.

Le tre protagoniste, di fatto, incarnano tre modalità di vivere e interpretare il mondo dei Sassi: Mammònnë, figura severa e spesso crudele, rappresenta la durezza di un mondo segnato dalla miseria e dall’assenza di opportunità.. Ué mòmmë è il pilastro della famiglia: una donna forte, controllante, regolatrice delle emozioni e dei movimenti dei figli; in lei si manifesta l’antico modello del matriarcato contadino, che – come ricorda Pancrazio Toscano nella prefazione – reggeva gran parte dell’equilibrio sociale in quei luoghi e in quei tempi. Mamàjë, infine, la voce narrante, è la sintesi di tutto questo: conosce la miseria, subisce la durezza del contesto familiare, ma conserva la grazia dell’osservazione, la lucidità della memoria, la sensibilità dell’introspezione.

Uno dei nuclei teorici più forti è il rifiuto della ‘estetizzazione’ dei Sassi. Si protesta contro la trasformazione di un‘passato tragico’ in ‘spettacolo turistico’, “bello”, dimenticando che quei luoghi sono stati, prima di tutto, un inferno quotidiano.

Ma l’opera ha un valore documentario eccezionale. Recupera il dialetto materano, trascritto e annotato con rigore linguistico da Francesco Avolio; richiama rituali, usanze, credenze popolari che rischierebbero di scomparire; ricostruisce una galassia familiare complessa e autentica; restituisce, infine, dignità morale e storica a una umanità a lungo, se non spregiata, guardata con indifferenza o sufficienza. Leggendo queste pagine si sente vivere il vicinato, la pietra, l’eco dei passi, le stufe accese, le donne attorno al braciere, le lotte familiari e i legami tenaci che reggevano l’esistenza. Ci si accorge che la storia della povertà non è mai solo miseria: è anche ingegno, identità, appartenenza. Come ha  scritto icasticamente Giovanni Caserta, anche lui proveniente da quel mondo, i Sassi, in definitiva, non vanno osservati, ma, piuttosto, profondamente ripensati.

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