Coldiretti Basilicata su lavorazione carni dei maiali italiani

E con l’endorsement degli industriali della carne finalmente si chiarisce a tutti gli italiani come nasce lo schema di decreto che consente di realizzare prosciutto senza carne di maiale, ma che può contenere più acqua e aromi chimici. A dichiararlo in una nota la Coldiretti di Basilicata che spiega: “Presto potremmo trovarci tra i banchi del supermercato un prosciutto senza carne di maiale. Tutto nasce dalla proposta di schema di decreto ministeriale che rivede la normativa sulla preparazione dei salumi, decreto che vede la piena approvazione di Assica, l’Associazione Industriali delle carni e dei salumi. Il prosciutto cotto, ad esempio, potrà ora essere fatto anche utilizzando carne di altre specie, oltre che con più acqua rispetto a quello consentito oggi e con aromi chimici, finora vietati”.
“Le carni dei maiali italiani hanno una qualità riconosciuta indiscutibilmente superiore a quelle dei maiali importati dai paesi del nord Europa, e l’incremento del tasso di umidità possibile previsto per le tre categorie di prosciutto cotto, prosciutto cotto scelto e prosciutto cotto di alta qualità non farà altro che minare la credibilità delle stesse penalizzando gli allevatori italiani” ha affermato in proposito il presidente regionale della Coldiretti di Basilicata nonché membro di Giunta Nazionale dell’Organizzazione Piergiorgio Quarto. Viene mantenuta, invece, la possibilità di utilizzare le cosce di maiale congelate per produrre il prosciutto crudo stagionato. Proprio a causa di questa norma due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine. Il decreto cancella poi il divieto di utilizzo di aromi chimici, aprendo così la strada alla possibilità di correggere gusto e sapore dei salumi fatti con materia prima scadente e di dubbia origine.
“Anziché peggiorare la normativa che regola il comparto dei salumi, bisognerebbe adoperarsi per l’attuazione della legge sull’etichettatura con l’indicazione obbligatoria dell’origine italiana” conclude Quarto.
L’Unione Europea consente anche per alcune categorie di carne la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5 per cento ma per alcuni prodotti (wurstel, mortadella) tale indicazione può essere addirittura elusa e potrebbero essere esclusi dagli obblighi di indicazione della quantità d’acqua.
Il settore della produzione di salumi e carne di maiale in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi. E le famiglie, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, spendono all’anno circa 280 euro per l’acquisto dei salumi.

BAS 05

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