“Il cosiddetto “rimbalzo” per le vendite segnalato oggi dall’Istat, con riferimento all’andamento commerciale di novembre 2014, non deve illudere. Intanto, in tutto lo scorso anno le promozioni hanno aiutato più delle stagioni dei saldi: le ha fatte oltre l’80% degli esercenti”. E’ quanto rileva una nota della Confesercenti. Il presidente provinciale di Potenza della confederazione Prospero Cassino aggiunge che “al mini aumento di vendite fa da contraltare il numero totale di fallimenti: in Basilicata 68 di cui più della metà riguardano imprese del commercio e servizi, mentre dal 2009 al 2014 sono stati 341. Il 2014 è stato dunque ancora un anno di grave crisi per il commercio, in particolare per i piccoli esercizi, che continuano a registrare cali più che tripli rispetto alle grandi superfici.
Ad andare bene sono solo i discount, segnale di un mercato sempre più guidato dagli sconti: di fronte alla sostanziale stagnazione della spesa delle famiglie, le vendite sono aiutate solo dalle promozioni. Che ormai sono praticate da quasi tutti gli esercenti: secondo un sondaggio condotto da Confesercenti in collaborazione con SWG, a novembre solo il 17% dei commercianti ha rinunciato alle promozioni, mentre il restante 83% ha praticato uno sconto medio del 26%. Le vendite di Natale – secondo il monitoraggio della Fismo, la federazione di categoria di Confesercenti – sono state sottotono: il volume è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013, ma lo scontrino medio ha registrato un’ulteriore flessione. Per questo la campagna di saldi tuttora in corso è molto attesa dai commercianti ella speranza di invertire il trend. Le vendite di fine stagione valgono circa il 20% dei fatturati annui dei negozi, che nel 2014 hanno scontato ancora l’effetto della crisi: secondo le stime dell’Osservatorio Confesercenti, l’anno appena concluso ha registrato la cessazione di oltre 11.700 imprese della distribuzione moda, al ritmo di più di 900 negozi chiusi ogni mese. In questa situazione, è necessario che il governo predisponga altri interventi di sostegno al reddito e ai consumi. Le liberalizzazioni – già varate dal governo Monti nel 2012 – non hanno sortito, come è evidente, alcun effetto positivo sui consumi: per rianimare il mercato interno è meglio quindi percorrere la strada della riduzione del carico fiscale che grava su consumi e famiglie, recuperando risorse dai tagli della spesa pubblica. Soprattutto, è indispensabile evitare i pesanti errori del recente passato, come il maxi-aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia a partire da gennaio 2015, che frenerebbe ulteriormente i consumi.
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