“La vicenda del dimensionamento scolastico è emblematica di quali e quanti effetti perversi possa produrre il sistema dei costi standard quando incrocia vincoli oggettivi legati alla demografia o alla geografia di un territorio”.
“A parte i contenuti del piano regionale di dimensionamento scolastico che non ci hanno visto favorevoli, si è persa l'occasione per una attenta riflessione sul tema del rapporto tra nuovi modelli di esercizio delle funzioni amministrative (fabbisogni e costi standard) e la necessità attraverso gli stessi di garantire fondamentali diritti di cittadinanza come il diritto allo studio”. E’ quanto sottolinea il capogruppo di Forza Italia, in Consiglio regionale, Michele Napoli.<br /><br />“Per alzare l'asticella del confronto politico – aggiunge – avremmo dovuto chiederci se e in quale misura meccanismi virtuosissimi di esercizio delle competenze pubbliche (il sistema dei costi standard connesso alle dinamiche federaliste), definiti da imprescindibili esigenze di revisione della spesa pubblica possono determinare, se calati in un contesto costretto a convivere con i vincoli stabiliti dalla geografia e dalla demografia, limiti ad un fondamentale diritto sociale quale è il diritto allo studio. Un tema questo, presente da molti anni nella storia del Mezzogiorno e molto più marcatamente nella storia della nostra regione, che pretende grande senso di responsabilità, quanto meno equivalente al rischio di ledere o limitare i diritti di quanti vivono in territori di per sé deboli”.<br /><br />“La vicenda del ‘dimensionamento scolastico’ – ha proseguito Napoli – è emblematica di quali e quanti effetti perversi possa produrre il sistema dei costi standard quando incrocia vincoli oggettivi legati alla demografia o alla geografia di un territorio. Le esigenze di riduzione della spesa pubblica e di evoluzione qualitativa della stessa, finalmente acquisite nel dibattito pubblico, non deve indurci ad una triste rassegnazione. Deve al contrario spronarci a sollevare esigenze di perequazione in favore dei territori più deboli e di quelli nei quali i quei vincoli appaiono più stringenti. Di qui – continua Napoli – la necessità di una decisa inversione di tendenza rispetto a fenomeni conclamati, che rappresentano una pietra tombale sulle prospettive di sviluppo del nostro territorio”.<br /><br />“Ci sono indicatori – a giudizio di Napoli – che continuano ad essere sottovalutati tra i quali il fenomeno dell’abbandono scolastico ‘prematuro’ (cioè dopo aver conseguito la terza media) che in Basilicata fa registrare una percentuale del 15 per cento; il livello di istruzione meno elevato della Basilicata rispetto alla media nazionale; i dati Istat secondo i quali in Basilicata la percentuale di quanti sono in possesso di laurea o di diploma universitario è dell’11 per cento (a fronte di una media nazionale del 12,3 per cento e del Centro Italia del 14,4), mentre la percentuale di quanti possiedono una qualifica professionale è del 4,1 per cento, contro una media nazionale di quasi il 6 e un dato del Nord-Est del 9,4 per cento. Ancora in Basilicata la quota dei laureati in discipline scientifiche e tecnologiche, nella fascia di popolazione compresa tra 30 e 34 anni, è del 5,4 per cento mentre la media nazionale è del 13,3, quella del Sud al 9 per cento e quella del Centro-Nord al 16,2. Dati – commenta il capogruppo di Fi – sintomatici del senso di sfiducia dei giovani, non solo nelle probabilità di ripresa economica, ma anche nel valore di investire in se stessi. Il disorientamento dei giovani si supera spiegando loro che, oggi, la laurea nelle discipline di area scientifica garantisce maggiori possibilità di accesso al mondo del lavoro a differenza di quanto è in grado di garantire la laurea in discipline dell’area sociale o umanistica. Ma occorre anche adoperarsi per impedire la chiusura degli Istituti tecnici, contribuendo anzi a riformarli per incrementarne l’offerta formativa e per garantire ai l’acquisizione di quelle competenze tecnico-scientifiche che il mondo del lavoro richiede. Ed occorre anche dire loro che la probabilità di restare disoccupati in presenza di un titolo di studio inferiore è esattamente doppia rispetto al possesso di un titolo di studio superiore. Di qui – conclude Napoli – la necessità di un cambio di paradigma per recepire lo spirito della politica di coesione europea”.<br /><br /><br />