Diritto allo studio e Invalsi 2026

I dati INVALSI 2026 raccontano un fatto difficilmente contestabile: l’abbandono scolastico continua a diminuire — dall’11,5% del 2022 al 7,3% di oggi, sotto la soglia europea del 9% fissata per il 2030 — senza che si riduca il livello delle competenze in uscita. È un risultato importante, confermato dagli oltre 520.000 ragazzi che secondo i dati non hanno lasciato la scuola quest’anno. Ma il vero interrogativo arriva dopo il diploma: quanti di quei ragazzi riusciranno davvero a proseguire gli studi?

Il dato che convince di più è che il calo degli abbandoni – come evidenziato anche dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – non è arrivato abbassando l’asticella: cala anche la quota di chi arriva al diploma senza competenze adeguate, mentre crescono le eccellenze. Gli strumenti messi in campo negli ultimi anni: il docente tutor, Agenda Sud, il Piano Estate, il Decreto Caivano, gli investimenti su digitale e STEM, sembrano aver inciso davvero, soprattutto al Sud, dove i divari si riducono più che altrove. Restano fragilità nella scuola primaria, a cui dovrebbero rispondere le nuove Indicazioni nazionali su lettura, grammatica e matematica.

Ma tenere un ragazzo dentro un’aula fino al diploma è solo la prima metà del percorso. Il vero banco di prova, quello che decide se potrà davvero scegliere il proprio futuro o dovrà piegarsi al reddito della famiglia, arriva dopo, al momento dell’iscrizione all’università. Ed è lì che il diritto allo studio, in troppe regioni, si ferma davanti a un ostacolo molto concreto: l’affitto.

In Basilicata, invece, nelle nuove residenze convenzionate i costi sono di 150 euro al mese a posto letto bollette, pulizie e Wi-Fi compresi, per una stanza in pieno centro storico, a Potenza o a Matera. Il criterio non è stato fare cifra tonda, ma tarare i posti letto sul fabbisogno reale degli studenti lucani.

Per anni la risposta è stata sempre la stessa: bandi pubblici con pochi fondi, cantieri infiniti, un sistema che copriva appena il 5-8% della domanda reale di alloggi per studenti fuori sede, molto sotto la media europea. Il PNRR ha cambiato il gioco: per la prima volta lo Stato chiama in causa i privati, senza mollare il controllo su chi entra in quelle stanze e a che prezzo. Le misure introdotte dal Governo Meloni e dal Ministero dell’Università, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, hanno riscritto il modello di finanziamento degli studentati con una regola semplice quanto efficace: chi costruisce con fondi pubblici deve tenere l’immobile a uso universitario per almeno 12 anni, riservare il 30% dei posti agli studenti meritevoli e senza mezzi, restare sotto i prezzi di mercato della zona. Poche righe di bando che incidono più di molte dichiarazioni di principio sul diritto allo studio.

In Basilicata l’ARDSU ha attivato 150 nuovi posti letto: un numero che va rapportato a una popolazione studentesca regionale contenuta, non ai numeri di Milano o Bologna, e che infatti pesa parecchio sul fabbisogno reale degli atenei lucani. Conta però anche la scelta dietro quel numero: niente residenze-caserma in periferia, niente cemento nuovo ai margini della città. Si recuperano edifici dentro Potenza e Matera che da anni aspettavano una destinazione, e che torneranno ad avere luci accese, voci nei vicoli, clienti nei bar e negozi sotto casa.

Dietro questa scelta si nasconde un tema più grande dell’edilizia universitaria: quello dei centri storici del Sud, svuotati da spopolamento, case inutilizzate undici mesi su dodici e — nel caso di Matera — dalla pressione di un turismo che rischia di trasformare i Sassi in una scenografia bellissima ma sempre meno abitata da chi ci vive tutto l’anno. La differenza tra uno studente residente e un turista di passaggio è enorme: il turista fotografa e riparte, lo studente fa la spesa nel negozio sotto casa tutte le settimane, tiene aperto il bar anche a novembre, vive la città con gli stessi ritmi di chi ci è nato. Il canone calmierato, fissato dentro un immobile vincolato per 12 anni, sottrae quei palazzi alla speculazione da affitti brevi e li restituisce a chi ci deve crescere, non solo a chi ci passa una settimana di ferragosto.

A Potenza la convenzione più significativa riguarda 35 posti letto nella residenza “San Carlo Acutis”, ricavata dentro il Seminario Vescovile — un edificio religioso che torna utile alla città in una forma nuova. Poco distante, in via Mazzini, la residenza “San Michele” fa lo stesso lavoro. A Matera due nuove strutture porteranno 50 posti letto in pieno centro, alle stesse condizioni del capoluogo, e a queste si aggiungerà entro l’anno un nuovo studentato da circa 150 posti letto voluto dalla Regione — il tassello più grande di tutto il piano lucano.

A completare il quadro c’è la parte più classica del diritto allo studio, quella su cui si misura da sempre la serietà di una Regione: le borse di studio. In Basilicata lo stanziamento vale circa 5,5 milioni di euro l’anno, tra fondi statali e regionali, e ha permesso di azzerare la figura dell’idoneo non beneficiario — chi ha i requisiti di reddito e di merito riceve la borsa a cui ha diritto, senza dover sperare che avanzino fondi o che la burocrazia si accorga di lui. A questo si aggiunge il servizio mensa, che garantisce un pasto completo e bilanciato a 2-2,50 euro a studente: un dettaglio che sulla carta sembra minore, ma che pesa ogni giorno sul bilancio di una famiglia con un figlio fuori sede.

Restano naturalmente i nodi da sciogliere, a partire dalla scuola primaria, e la scala di questi interventi resta modesta rispetto al problema nazionale: né 520.000 ragazzi trattenuti a scuola né i posti letto, le borse e i pasti garantiti in due città bastano, da soli, a chiudere il cerchio. Se la lotta alla dispersione scolastica rappresenta il primo passo, il diritto allo studio universitario è quello che consente a quel percorso di tradursi in reale mobilità sociale. È su questa continuità che si misurerà, nei prossimi anni, la capacità delle politiche pubbliche di trasformare un buon risultato statistico in un’opportunità concreta.

Giuseppe Giuzio

Direttore Generale dell’ARDSU Basilicata e componente dell’Esecutivo Nazionale ANDISU

Cosa stai cercando?
Tipologia/Dipartimento
Dipartimento
Intervallo date

Aiutaci a migliorare

Esprimi la tua opinione, segnala eventuali problemi o invia i tuoi suggerimenti per migliorare i servizi.
Non inserire dati personali in quanto non potranno essere trattati né presi in considerazione nel rispetto delle norme sulla privacy.


Grazie per la collaborazione

Questionario di gradimento

Compila il questionario di gradimento

Le comunichiamo che le risposte fornite saranno trattate in forma anonima e aggregata, in modo tale che non si possa risalire al compilatore; esse saranno raccolte e gestite esclusivamente dall’Amministrazione per i soli fini di indagine sulla qualità percepita dei servizi erogati.