Il Piano per il Parco del Pollino varato dall'assemblea

Dopo 18 anni, l'assemblea dei sindaci, delle Province, delle Comunità montane e delle Regioni che costituiscono il territorio protetto calabro-lucano del Pollino ha dato il via libera alla proposta di Piano per il Parco elaborata dall'Ente e adottata dal Consiglio direttivo il 29 aprile scorso. "Una giornata storica  e la più importante riunione della Comunità del Parco – commenta il presidente – Domenico Pappaterra – che ripaga di tanti anni di attesa e di lavoro e condivisione di un percorso con le Amministrazioni comunali in particolare, e che ora si sposta verso le Regioni che dovranno esaminare la proposta e approvarla". "Fino ad oggi questa impresa non era stata portata a compimento perché il Parco del Pollino è uno dei parchi più antropizzatid'Europa: al suo interno ci vivono 170mila abitanti e, quindi, senza un percorso di concertazione e di condivisione con le comunità locali che è durato quasi 24 mesi anche per noi l'impresa sarebbe stata ardua".
Alla riunione, presieduta da Sandro Berardone, presidente della Comunità del Parco – presente la quasi totalità di sindaci e amministratori delle due regioni – hanno partecipato il vice presidente della Regione Basilicata, Agatino Mancusi e il dirigente del Dipartimento Politiche dell'Ambiente della Regione Calabria, Giuseppe Graziano, in rappresentanza del presidente Giuseppe Scopelliti, il vice presidente della Provincia di Potenza, Massimo Macchia e il consigliere provinciale di Cosenza Biagio Diana, in rappresentanza del presidente Mario Gerardo Oliverio.
"Il Piano per il Parco, lo strumento indispensabile del governo del territorio protetto che partecipa alla strategia generale di tutela e di sviluppo – come ricorda il direttore dell'Ente Parco, Annibale Formica – presenta una zonizzazione che suddivide il territorio in aree dalle diverse caratteristiche che, in quanto tali, sono destinate a diverse funzioni e gradi di protezione. Sono state introdotte, ad esempio, aree agricole e produttive ma, ciò nonostante, rilevano i tecnici del Parco, la zonizzazione ha mantenuto un alto livello di tutela: il 60% del territorio in zone A e B che, se si aggiunge la zona C, arriva a circa l'83% di territorio su cui non è possibile realizzare nessuna trasformazione. Ciò non vuole dire "mummificare" il Parco perché sarà, comunque, consentito convogliare le potenziali richieste edificatorie e di trasformazione verso una più ampia e diversificata zona D in cui viene premiata e incentivata l'aggregazione nelle zone rurali. Il Piano, inoltre, regolamenta la politica energetica del Parco puntando in maniera esclusiva sulle fonti energetiche rinnovabili ritenendo gli impianti a fonti fossili incompatibili con le finalità istitutive dell'area protetta. L'elaborato traccia pure le linee guida per il settore forestale, le cui risorse arricchiscono il parco per circa 110mila ettari di superficie, il 60% dell'area protetta. In questo ambito sono previste una zona di riserva integrale, la A e aree, la B, la C e la D in cui è consentita la gestione forestale ordinaria".

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