Per il consigliere del Pdl si tratta di “un importante segnale al settore agricolo. Un buon auspicio per il riaffermarsi di una rinnovata e meritata centralità dell’agricoltura”
“La sospensione della rata di giugno dell’Imu sulla prima casa, fortemente sostenuta dal Popolo della libertà, è un beneficio per le nostre famiglie che potranno destinare a nuove spese oltre 2,1 miliardi di euro di gettito complessivo preventivato dal precedente Governo Monti. Per gli agricoltori è un provvedimento di giustizia e al tempo stesso una boccata d’ossigeno specie per quelle aziende, da noi numerose, colpite dalle ricorrenti crisi di mercato”. E’ il commento del consigliere regionale del Pdl Franco Mattia.<br />“Dunque – aggiunge – da una parte, non dovendo far fronte alla rata di acconto dell’imposta sulla prima casa, 8 famiglie su 10 (quelle proprietarie dell’immobile in cui abitano) hanno la possibilità di contribuire alla ripresa dei consumi interni. Dall’altra, terreni agricoli, persino quelli “lasciati a riposo” e fabbricati rurali sono finalmente considerati beni essenziali e come tali esenti, almeno per ora, dall’Imu. E’ dunque un importante segnale al settore agricolo che è venuto dal Ministro per le Politiche Agricole De Girolamo sicuramente di buon auspicio per il riaffermarsi di una rinnovata e meritata centralità dell’agricoltura in questo contesto di straordinaria crisi economica del paese. Ora ci aspettiamo che lo stato rispetti l’impegno sancito per legge di restituire i 45 milioni di extragettito pagati in più dagli agricoltori lo scorso anno, come previsto dal decreto legge del 6 dicembre 2011, numero 201”.<br /><br />“Quanto all’esenzione prima casa – evidenzia Mattia – il provvedimento, primo passo per la cancellazione di questa odiosa tassa, assume maggior valore se si considera che gran parte delle famiglie esentate hanno un reddito complessivo inferiore a 26 mila euro e sono famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati. Non solo: il 60% dei proprietari della casa di abitazione appartiene alla fascia di età tra i 35 e i 65 anni. Sono, quindi, perlopiù famiglie con figli, che potranno investire sull’educazione, sul recupero edilizio, sul miglioramento degli impianti, ecc. mentre i pensionati, che proporzionalmente versano cifre più alte, abitando in case di maggior valore catastale e non godendo delle detrazioni, potranno dedicare risorse aggiuntive alle cure”.<br /><br />