Navazio: Sanremo tra divertissement ed establishment

Le riflessioni “nei dintorni di Sanremo” del Presidente del gruppo consiliare “Io amo la Lucania” al termine della manifestazione canora

“Tutti scrivono di Sanremo. Entusiasti della parte di lucanità mostrata all’intera nazione: Arisa, Papaleo più qualche altro. Strano popolo. Si esalta per niente. Per un taglio di capelli ed una minigonna. Per un maglione a grana grossa così elitario. E poi il reportage del divino. I bollettini parafrasati, con più poesia cercando di essere alla page. Gli strilloni che si esaltano su Fb. E poi a leggere il tweet di turno. Come se fossero tutti intelligenti. Solo che non arrivano in tempo reale. Le emozioni bisogna fermarle. Prima godersele e poi descriverle, come se fossimo in un film. Generazioni che per anni hanno ignorato Sanremo, icona dell’italianità meno sobria, più disposta alla raccomandazione che alla meritocrazia si ritrovano, dopo la finta rivoluzione, a conversare sul festival della musica popolare italiana. Ignorando i testi, le liriche, le melodie. Ci basta la Basilicata. L’appartenenza è sviscerale. Non ci interessa altro. E allora dai immergiamoci nello spettacolo! Signori e signore, questo è lo show! C’è qualcosa che non convince. Pronti a fare il tifo come se fossimo sul set di Maria De Filippi, non ci interessa che la canzone sia italiana. E giù a mandare sms. Non ci preoccupa il costo. Cosa vuoi che siano 1.01 euro iva inclusa. Quante volte è stata citata la Basilicata? e la Lucania? Abbiamo fatto del nostro meglio. La nazione ha finalmente capito, siamo gli stessi. Umili, laboriosi, pieni di iniziative e risorse. Finalmente si accorgono di noi. Dei nostri  talenti. ‘Ora occorre puntare sulla meritocrazia, cari amici ed amiche. E’ necessario riporre le contraddizioni. ‘Oh Dio mi sto contraddicendo, ebbene sì, mi sto contraddicendo’. Quindi, abbandoniamo il nostro lato intellettuale, lo scimmiottare i grandi papers, oggi siamo      orgogliosamente lucani: quel maglione a grana grossa ci ha fatto sognare. La classe operaia, con un po’ di ritardo, va in Paradiso. La rivoluzione può aspettare. Oggi è il tempo della sobrietà. Dobbiamo accontentarci. Il 62° Festival della canzone italiana passerà presto nell’anonimato. Non lascerà alcun messaggio. Nemmeno lo spot presunto sulla Basilicata. Per di più gratuito. Ci sono voluti i quattrini di una multinanzionale per imporre uno share sul nostro toponimo. I tempi cambiano velocemente. Le menti fanno fatica ad adeguarsi con un ritmo lento”.

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