Nuova apertura della cappella di Santa Fara

In occasione della ricorrenza di Santa Fara tradizionalmente indicata nella giornata del 7 dicembre, la cappella privata e gli spazi che compongono l’avancorpo di Villa Gattini tornano ad aprirsi al pubblico dopo il recente restauro realizzato con i fondi NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR – M1C3 – Investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

Le visite potranno svolgersi nelle giornate di: sabato 6 dicembre, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00;   domenica 7 dicembre, dalle 10:00 alle 13:00.

Il sito è raggiungibile percorrendo la Strada Provinciale n. 6 Matera–Gravina in direzione Gravina, con svolta all’altezza del km 0,600.

“La devozione per Santa Fara a Matera – spiegano i promotori dell’iniziativa culturale –  si deve in larga parte al senatore Giuseppe Gattini, che alla fine dell’Ottocento contribuì in modo determinante alla diffusione del relativo culto. Intorno al 1883 dotò la cappella del Parco Gattini di un dipinto della Santa a figura intera e collocò un secondo dipinto, a mezzo busto, nella chiesa di San Rocco dei Padri Riformati.

Santa Fara – consacrata a Dio dal monaco irlandese San Colombano, che vide in lei un segno prodigioso nelle spighe di grano maturo portate fuori stagione – fondò e resse come prima badessa l’abbazia di Eboriac, poi nota come Faremoutiers, a circa 50 km da Parigi. Nella cappella di Villa Gattini è oggi ricollocato il simulacro in cartapesta di Santa Fara, opera di un maestro leccese risalente tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, restaurato di recente e riposizionato nella nicchia sopra l’altare.

Questa riapertura rappresenta una nuova e ulteriore tappa lungo un percorso virtuoso che è stato avviato nelle ultime settimane: mostrare come un luogo storico, quando riattivato e non relegato a una funzione museale statica, possa diventare una risorsa generativa, capace di creare legami e rafforzare l’identità, di recuperare una memoria minuta, fragile e spesso dimenticata ma che può essere riaccesa solo quando torna a circolare tra le persone. La rinascita della cappella e degli altri spazi recuperati è oggi il risultato tangibile del desiderio della proprietà di trasformare un luogo per lungo tempo marginalizzato in uno spazio vivo, accessibile, condiviso, aperto a cittadini, associazioni, studiosi e artisti”.

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