La realtà lucana è “fatta di luci ed ombre”, ma è “pronta ad essere modello per l’intero territorio nazionale, per quanto attiene l’assistenza e cura del diabete, se solo si riuscisse a dare concreta attuazione all’insieme di strumenti legislativi ed organizzativi, fin qui allertati, ma che per le vicende politiche innescatesi negli ultimi tempi hanno subito un rallentamento sul normale iter”. Così Antonio Papaleo, presidente dell’Alad Fand di Basilicata, nonché componente del Comitato nazionale dei Diritti della persona con diabete. Nei giorni scorsi Papaleo, ha partecipato a Roma a due eventi : il primo più specifico sulla patologia diabetica, svoltosi presso la Fondazione Censis con la “Presentazione dei dati italiani dello studio DAWN 2 – Diabetes Attitudes Wishes & Needs), l’altro sull’insieme delle malattie croniche, tra cui il diabete, tenutosi a Palazzo Marino, curato da Cittadinanza Attiva.
Nelle iniziative sono emerse “le difficoltà sottese alla disarticolazione esistente nel Paese, a causa del federalismo imposto in maniera discriminante dalla modifica del Titolo V della Costituzione” e “la scarsa attenzione del governo nazionale al crescente fenomeno dei malati cronici”. L’auspicio è riuscire “in tempi rapidi a porre in essere le strategie individuate dal Piano Nazionale Diabete, purtroppo ad oggi recepito solo da 11 Regioni (tra cui la Basilicata), in quanto consentirebbe di far svolgere alle Associazioni di Pazienti un ruolo di primaria importanza, in uno con la logica di rendere il paziente più consapevole”, ripensando anche il modello assistenziale “con una più diffusa implementazione dei Pdta (Piani diagnostici terapeutici assistenziali), come si sta già facendo in Basilicata grazie al primo Osservatorio regionale sul Diabete.
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