Il vicepresidente del Consiglio regionale e grande elettore auspica che “le parole pronunciate si traducano in azioni concrete capaci di spronare i cittadini, di rianimarne l’orgoglio nazionale e curare la malattia della rassegnazione”
“Avrei potuto ascoltare dal vivo il discorso del Presidente Mattarella, rivivere le emozioni provate nei giorni scorsi, ma ho preferito seguirlo nel silenzio della mia stanza per non correre il rischio di un’attenzione distratta da ogni parola e messaggio lanciato dal Presidente”. E’ quanto afferma il vice presidente del Consiglio regionale, Francesco Mollica che aggiunge: “Discorso che non ha deluso le mie aspettative, grande elettore, che si accingeva ad esprimere il proprio voto spontaneamente senza seguire ordini di partito e che già dal primo momento, prima che il nome di Sergio Mattarella fosse proposto ed ufficializzato, propendeva intuitivamente per lo stesso, considerandolo persona di alto profilo morale e politico. Una speranza, la mia, subito concretizzatasi facendo riaffiorare cari ricordi: il mio pensiero è andato a mio padre che quando ho iniziato la mia esperienza politica intravedeva, prima di me, un percorso brillante e che mai, però, avrebbe immaginato di vedermi nel luogo più rappresentativo delle istituzioni ed impegnato in una scelta di grande responsabilità. Ne sarebbe stato sicuramente orgoglioso”.<br /><br />Per Mollica “discorso concreto e proiettato al futuro, quello del Presidente, che pur accentrando l’attenzione sulla grave crisi che attraversa il nostro Paese, allo stesso tempo, intravede e si proietta verso un percorso di cambiamento, aprendo i cuori alla speranza. Essenziale il richiamo all’unità, fatto a tutti i livelli istituzionali, necessario per ricucire quel profondo strappo che si è creato tra cittadini e le istituzioni e che, io stesso, ho avvertito vivendo, anche se temporaneamente, in quell’ambiente ovattato e sordo ai problemi reali della gente”. “Percezione concreta – prosegue il consigliere dell’Udc – che trova fondamento nell’insensibilità dei parlamentari nell’esercitare il proprio mandato non con la responsabilità di una investitura diretta del popolo ma imposta e facilitata dai partiti e quindi avulsa dalla passione politica e dal senso di responsabilità che ne deriva. Poco politichese e tanta Italia, dunque, nelle parole del Presidente. Il mio auspicio – conclude Mollica – è che le parole pronunciate si traducano in azioni concrete capaci di spronare i cittadini, di rianimarne l’orgoglio nazionale e curare la malattia della rassegnazione e far sì che il voto da me espresso continui ad avere un senso e a riempirmi di orgoglio e soddisfazione”.<br />