Presidente Parco Appennino lucano, interviene il senatore Digilio

“La nomina a presidente del Parco Nazionale Appennino Lucano non spetta né al Presidente della Regione Basilicata De Filippo e né al Ministro dell’Ambiente Clini, ma spetta agli organi amministrativi dell’Ente (Consiglio Direttivo e Comunità del Parco) e coinvolge innanzitutto i Comuni che ne fanno parte, i soggetti sociali e dell’associazionismo ambientalista e civile”. E’ quanto sostiene il segretario regionale di Fli sen. Egidio Digilio, aggiungendo che “la scorrettezza istituzionale è contenuta nel disco verde dato al passaggio senza ostacoli da commissario a presidente” .
“In discussione non è la competenza che l’attuale commissario Totaro ha acquisito in questi anni in cui ha esercitato le funzioni commissariali, quanto piuttosto, da una parte, la forzatura attraverso una scelta che esautorerebbe completamente le autonomie e le comunità locali, contravvenendo specifiche normative di legge (a meno che non si vogliano interpretare a proprio uso e consumo), e dall’altra, l’ennesimo caso di inciucio con il Pdl. Non regge la tesi che in passato, quando al Ministero all’Ambiente c’era Prestigiacomo, la Regione contestava la nomina del commissario e adesso che c’è un Ministro-professore è stata sufficiente una telefonata del Ministro Clini per far sbocciare l’amore tra Regione e Governo. La contraddizione politica del comportamento del Presidente De Filippo è sin troppo evidente e – continua Digilio – mi meraviglia che sinora tra i suoi alleati, specie quelli di IdV che a livello provinciale e regionale non hanno mai risparmiato critiche alla scelta del commissario governativo e non hanno mai smesso di sollecitare il superamento per consegnare la gestione del Parco agli organi democratici, non si sia levata nessuna voce non dico di contestazione ma quanto meno per chiederne conto. Se invece la strategia è quella di tenersi buono il Pdl perché necessario a fare da “cavallo di Troia” contro le mura ciclopiche erette dal Governo Monti e dalle compagnie petrolifere a presidio proprio di quei pozzi a due passi dal Parco, si abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo. Del resto l’apertura manifestata dal Partito-Regione alle opposizioni e alle minoranze del Consiglio Regionale è attesa nei prossimi giorni da altri atti di concessione, fatto salvo sempre il principio di pseudo competenza, di posti di sottopotere in enti, agenzie, società e strutture sub-regionali che completeranno il “Patto Pd-Pdl del Parco Appennino Lucano”.

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