Provincia Potenza, Capuano su 150° Unità d’Italia

“L'Unità d'Italia credo vada ricordata innanzitutto senza retorica, senza false enfasi o eccessivi spunti polemici, vissuta comunque come evento miliare nella storia individuale di un popolo e politica di un territorio. In un'epoca, quella risorgimentale, caratterizzata da nuovi humus culturali e da profonde spinte nazionaliste.
In questi 150 anni, l'Italia ha affrontato periodi esaltanti, di intensa aggregazione umana e sociale, e periodi di profonda crisi, di dolore e sofferenza. Ma mai è mancato quello spirito di solidale condivisione proprio di un popolo unito, tale non perché lo aveva detto Mazzini o Garibaldi o Cavour, o perché sancito da trattati internazionali, ma in virtù di un convinto comune sentire. C'è chi ha visto in questi 150 anni di Italia, e non più di regni, ducati e granducati, una fragilità di fondo che credo invece di poter escludere. Anche se spetterà alla storia ufficiale confermare la forza identitaria di quegli uomini e quelle donne che seppero lottare e anche morire per affermare un'idea”. Lo dichiara in un comunicato il consigliere provinciale di Potenza Antonino Capuano.

“Una forza identitaria – prosegue – alimentata da secoli di profonde radici culturali, religiose, linguistiche. Due gli eventi pregnanti che hanno segnato questo secolo e mezzo di storia dell'Italia unita: la proclamazione del nuovo status politico quel 17 marzo 1861; l'avvento della Repubblica e l'elezione dell'Assemblea costituente 85 anni dopo. Nella carta adottata il 22 dicembre 1947, i padri costituenti usarono l'espressione 'una e indivisibile'. Una formula rituale o di convenzione? Un semplice auspicio per il futuro del Paese? Un'esortazione politica e morale? Di certo nei padri costituenti c'era la consapevolezza che l'Italia era 'una e indivisibile' perché come membra di un corpo solo aveva affrontato prove durissime e così sarebbe stata chiamata a superarne altre ancor più difficili. Al di là di giudizi sommari, pregiudiziali o di parte, sul processo di unificazione, l'Italia sistema, l'Italia Paese, non si è mai omologata, mai appiattita. Ha sempre rispettato le singole particolarità territoriali, esaltandole e valorizzandole.
In questo importante anniversario, il Paese deve avere un ulteriore scatto di reni, ridando attualità a quella identità nazionale che l'europeismo ha un po’ affievolito. Oggi, al di là di meriti e demeriti dei singoli statisti, validità o meno di strategie politiche, è necessario pensare un nuovo modello di Italia. Un modello innovativo che coraggiosamente si apra e governi (non subisca) il futuro, in libertà, democrazia, giustizia, partecipazione.
Dunque, celebriamo il passato dell'Italia ma guardiamo al suo domani e regaliamo un Paese migliore alle generazioni che verranno. E ripartiamo e partiamo dalla nostra Basilicata, ultimo baluardo borbonico, che lottò strenuamente contro l'esercito piemontese per difendere valori e convinzioni, anche quando la monarchia sabauda aveva già proclamato l'Italia unita. Ed è uniti, intelligentemente, facendo delle nostre differenze la nostra forza che diciamo buon compleanno signora Italia! Auguri a te e a tutti noi”.

BAS 05

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