Sanità, audito in quarta Commissione Michele Cataldi

Il presidente dell’associazione Sanità futura è intervenuto in merito alle problematiche sanitarie relative all’applicazione della legge 28/2000 che disciplina la definizione dei requisiti minimi strutturali

La quarta Commissione consiliare (Politica sociale) presieduta da Massimo Zullino ha&nbsp;ascoltato il presidente dell&rsquo;associazione Sanit&agrave; futura, Michele Cataldi, in merito alle problematiche sanitarie relative all&rsquo;applicazione della legge 28/2000 che disciplina la definizione dei requisiti minimi strutturali, funzionali e organizzativi delle strutture sanitarie pubbliche e private, il controllo e la vigilanza sulle medesime nonch&eacute; le procedure per il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione, all&rsquo;apertura ed all&rsquo;esercizio dell&#39;attivit&agrave; sanitaria.<br /><br />&ldquo;L&rsquo;istituzione di una consulta composta dalle associazioni di categoria in rappresentanza della sanit&agrave; privata, l&rsquo;avvio di un&rsquo;apposita task force che metta a confronto i diversi attori della sanit&agrave; lucana per evitare, tra l&rsquo;altro, contenziosi, un intervento per &lsquo;liberare&rsquo; la somma integrativa &lsquo;risparmiata&rsquo; dopo la chiusura della ex clinica Luccioni&rdquo;.Queste alcune delle richieste presentate da Cataldi che ha spiegato come &ldquo;Sanit&agrave; futura &egrave; nata nel 2000 e rappresenta una ventina di strutture sanitarie private accreditate di specialistiche ambulatoriali delle sessanta presenti in tutto sul territorio. Siamo – ha detto – un&#39;associazione storica, insieme ad Anisap, tra le pi&ugrave; vecchie&rdquo;.<br /><br />All&rsquo;attenzione dei commissari, Cataldi ha portato &ldquo;una serie di dossier irrisolti, provenienti dalla passata gestione che si sono aggravati e moltiplicati. Anche Cannizzaro, presidente di Cicas, da voi ascoltato, vi ha evidenziato il problema gigantesco delle strutture sanitarie accreditate che dal 2015 hanno portato pi&ugrave; di 180 ricorsi davanti al Tar ma perfino dopo le delibere bocciate la Regione non ha fatto cambiamenti&rdquo;. Cataldi ampliando il discorso ha anche affrontato le questioni legate al decreto ministeriale 70 e al Cup (Centro unico di prenotazioni della Regione Basilicata) sottolineando &ldquo;la necessit&agrave; di un cambio di rotta affinch&eacute; nessuno metta in discussione l&rsquo;universalit&agrave; del servizio pubblico, con l&rsquo;auspicio che possa esserci una proficua collaborazione tra strutture pubbliche e private&rdquo;. Per Cataldi &ldquo;migliorare il servizio sanitario regionale dovrebbe essere una missione comune al di l&agrave; delle rivendicazioni di parte e, in questa logica, anche le strutture private devono essere disponibili a riconfigurarsi sulla base delle necessit&agrave; del sistema. Riguardo al decreto ministeriale 70, invito la Commissione a svolgere un&rsquo;attivit&agrave; ispettiva perch&eacute; in regione pi&ugrave; che una riforma &egrave; stata fatta una controriforma, un&rsquo;operazione di maquillage contabile. Il decreto ha imposto di non oltrepassare soglie di deficit ma le cause di quest&rsquo;ultimo sono rimaste e si sono anche aggravate&rdquo;.<br /><br />Altra questione sollevata &egrave; l&rsquo;interpretazione del costo della mobilit&agrave; attiva sulla quale Cataldi ha invitato ad un&rsquo;approfondita riflessione. &ldquo;Ogni anno – ha sottolineato – cinquanta milioni di euro ci vengono tolti. Per questo &egrave; necessario venga rivista quella che definisco una mistificazione di quanto previsto dal decreto Balduzzi e che ha avuto come conseguenza la considerazione della mobilit&agrave; attiva come parte della spesa&rdquo;. Secondo Cataldi &ldquo;&egrave; possibile agire per attrarre pazienti da fuori regione anche attraverso una collaborazione tra strutture pubbliche e private che possono mettersi in rete ma, ad oggi, nessuna struttura pubblica ha convenzioni con quelle private&rdquo;. A riguardo il presidente di Sanit&agrave; futura ha spiegato di aver chiesto un incontro al Crob di Rionero &ldquo;per vedere come raccordarsi e fare un percorso attraverso un protocollo d&#39;intesa dando cos&igrave; un senso alle attivit&agrave;&rdquo;. &ldquo;Ci hanno chiesto – ha poi continuato – di entrare nei servizi del Cup. Noi l&rsquo;avevamo chiesto 15 anni fa. Si vuole spacciare la favola che questa &egrave; una misura per abbassare le liste di attesa ma le strutture sanitarie sono gi&agrave; piene, che noi entriamo nel Cup o meno. Accadr&agrave; che non si riusciranno ad accettare ricette perch&eacute; non hanno testato la piattaforma software. Noi dovremmo consegnare i dati dei pazienti ad una piattaforma di cui non sappiamo nulla. Noi nel Cup ci vogliamo entrare ma a determinate condizioni&rdquo;. Cataldi ha, inoltre, invitato a rivedere la legge regionale n 28 del 2000 perch&eacute; &ldquo;ad oggi le modifiche sono state molte e possono esserci molte interpretazioni. Sulla legge 28 vi faremo una proposta mentre l&rsquo;auspicio &egrave; che venga quanto prima rispettata la norma che prevede il ricettario anche per i medici delle strutture&rdquo;.<br /><br />Nel corso dell&rsquo;audizione sono intervenuti Perrino, Trerotola e Acito. Quest&rsquo;ultimo ha chiesto a Cataldi di consegnare alla commissione un documento come promemoria delle numerose questioni trattate.<br /><br />Ai lavori erano presenti oltre al presidente Zullino (Lega), Marcello Pittella (AB), Carlo Trerotola (Prospettive lucane), Gerardo Bellettieri e Vincenzo Mario Acito (Fi), Gianuario Aliandro (Lega), Vincenzo Baldassarre (Idea), Giovanni Vizziello (FdI), Roberto Cifarelli (Pd) e Giovanni Perrino (M5s).

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