Confcooperative a Bruxelles

In occasione dell’Anno Internazionale delle Cooperative proclamato dall’ONU per la seconda volta nella storia, Confcooperative incontra a Bruxelles un’ampia delegazione di europarlamentari italiani.

L’incontro al quale sono intervenuti 35 europarlamentari, – tra questi: Antonella Sberna vicepresidente Parlamento Europeo; Irene Tinagli copresidente intergruppo; Francesco Torselli, Stefano Bonaccini, Massimiliano Salini, Gaetano Pedullà e Raffaele Stancanelli – ha messo in evidenza le sfide e le opportunità legate alla transizione ecologica, all’inclusione e alla sostenibilità, confrontandosi su agroalimentare, credito, welfare, casa e appalti. Al meeting hanno partecipato anche una decina tra capi di gabinetto e staff di altrettanti europarlamentari.

«L’economia sociale – sottolinea Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata – rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea con 4,3 milioni di imprese e oltre 11,5 milioni di occupati. Le cooperative ne sono parte integrante con 4,5 milioni di occupati. Di questi 1,3 milioni sono occupati dalla cooperazione italiana e circa la metà di loro lavora nelle 16.500 imprese associate a Confcooperative che rappresentano il 4% del PIL».

Tanti i temi affrontati dal momento che le cooperative sono impegnate in molteplici settori imprenditoriali. Agroalimentare, pesca e credito devono affrontare sfide importanti legate alla sostenibilità, alla semplificazione normativa e alla competitività. Solo un approccio integrato e sensibile allo sviluppo territoriale potrà garantire un futuro

Confcooperative sottolinea l’importanza di una gestione sostenibile delle risorse pubbliche. «Gli appalti pubblici comunitari – continua il presidente di Confcooperative Basilicata – rappresentano il 14% del PIL UE e rappresentano un’opportunità di crescita per le imprese locali. È cruciale adottare criteri di selezione che privilegino innovazione e qualità, non solo il risparmio».

Rispetto al welfare «Gli Stati membri dovrebbero investire il 2,5% del PIL per garantire servizi adeguati nelle politiche sociali. Confcooperative promuove un modello sanitario territoriale, con un ruolo centrale della cooperazione sociale nella gestione dei servizi di assistenza primaria. È necessario – aggiunge Bruno – che l’Europa incentivi la formazione di personale sanitario. Nella transizione energetica, Confcooperative ha rimarcato una delle nuove frontiere del mutualismo le comunità energetiche (CER) che promuovono un modello sostenibile di consumo».

Un altro aspetto fondamentale riguarda il coinvolgimento di genere e generazioni con le cooperative che si presentano come uno strumento ideale per l’autoimprenditorialità offrendo a giovani e donne un’opportunità di partecipazione attiva nel mercato del lavoro. Giocano quindi un ruolo centrale nell’economia sociale europea che, conclude Bruno, «può contare sulle cooperative come leve strategiche per un’Europa più forte, coesa e resiliente».

 

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