“In queste ore molti elettori del centro-destra, e non solo, mi chiedono ragione della posizione espressa da Grande Sud e dal suo leader Gianfranco Miccichè, contraria alle elezioni anticipate e favorevole ad un nuovo governo capace di dare risposte forti ed autorevoli ai bisogni del paese”.
“Mi sembra opportuno, avendo partecipato e concorso a questa scelta, – dichiara il coordinatore regionale di Grande Sud Gianfranco Blasi – spiegare meglio il nostro ragionamento politico.
La prima considerazione è che noi di Grande Sud non siamo il Pdl. Da più di un anno abbiamo assunto una posizione autonoma, meridionalista, fondata sulle risposte da dare ai territori e alle nostre comunità. Come dire che i bisogni della gente vengono prima degli interessi dei partiti e dei palazzi del potere. E abbiamo fatto questo mantenendo un atteggiamento di estrema lealtà nei confronti degli elettori e dei nostri alleati.
Noi siamo contrari alle elezioni subito, in questa nuova e drammatica fase storica, perché come dice Miccichè: ‘Andare al voto adesso significa rendere più instabile e meno credibile il nostro Paese di fronte agli attacchi dei mercati finanziari. Oggi, l’Italia non è ascoltata, sembra priva di autorevolezza internazionale. Bisogna reagire con fermezza e realizzare immediatamente le riforme che l’Europa ci chiede, partendo proprio da quelle che riguardano il Sud.
Vanno poi aggiunte almeno altre tre considerazioni. Votare subito – spiega Blasi – significherebbe partecipare da una campagna elettorale nervosa come non mai, muscolare, ideologica, piena di veleni e rancori, che nulla avrebbero a che vedere con il senso di responsabilità che il mondo intero richiede alla nostra classe dirigente e alle nostre istituzioni.
Saremmo poi costretti a rivotare con una legge elettorale che, almeno a parole, non piace a nessuno. Una legge che nomina e non elegge i parlamentari. Una legge che crea schieramenti faziosi, vere e proprie truppe cammellate prive di autonomia politica e dignità istituzionale. Non a caso a volere il voto subito sono Di Pietro, Vendola, i falchi del Pdl e, soprattutto, la Lega Nord. Cambiare questa legge elettorale è invece un dovere civico, un esercizio di democrazia irrinunciabile. E non sarebbe male, giunti al punto un cui siamo, dare anche una sforbiciata ai costi della politica. Distinguendo, per amore di patria, fra costi della democrazia e costi della casta. Qualche parlamentare in meno e qualche consigliere comunale in più nei piccoli comuni, ecco questo sarebbe un bel segnale di aria meno torbida. Come pure eliminare per sempre i vitalizi non guasterebbe a completare un percorso virtuoso.
Resta, infine, la questione meridionale. Al Sud le elezioni rappresentano davvero l’ultima opzione. La parte debole del paese ha bisogno di decongestionarsi da due decenni di leghismo. Serve la piena funzionalità di un governo nazionale per spendere in maniera efficace gli 8 miliardi di fondi europei oggi riposizionati dalle regioni su alcune scelte strategiche. Ritardare ciò potrebbe significare perdere i fondi o vederli distratti su altre poste di bilancio. Ecco perché esiste, a nostro giudizio, un altro modo di essere innovatori e portatori di cambiamento. Un modo diverso da quello di quanti si ostinano a difendere il fortino dei propri interessi in cambio di qualche mancia e di una possibile rielezione in parlamento”.
BAS 05