Cgil su Statuto Regione Basilicata

Intervento della Cgil sullo Statuto della Regione Basilicata

"Il Consiglio Regionale discute oggi e forse approva, dopo diversi tentativi, la bozza del nuovo Statuto della Regione Basilicata. La Cgil Basilicata ha espresso chiaramente, sia in sede di audizione in commissione consiliare sia in occasioni di pubblico confronto, una forte perplessità, relativamente al fatto che la nuova "costituzione" regionale non recepisce in modo adeguato norme atte a garantire l'accesso paritario alle cariche elettive. Le proposte avanzate sono state, infatti, in parte recepite, determinando un avanzamento, perlomeno dal punto di vista formale rispetto alla bozza precedente, con l'inserimento di un articolo specificatamente dedicato al valore della differenza di genere. Si tratta, però, di un timido passo in avanti. Lo Statuto, infatti, è, allo stato delle cose, oggettivamente monco di una previsione fondamentale: quella, cioè, di una legge elettorale regionale che promuova condizioni di parità per l'accesso di uomini e donne alla carica di consigliere regionale mediante azioni positive. Sarebbe stato il minimo, in una regione che vede una presenza delle donne nei ruoli politici ai minimi termini. Ma evidentemente, il nostro Consiglio Regionale, pur nella legittima autonomia dell'esercizio della propria potestà legislativa, ha ritenuto poco importante o forse poco opportuno, l'inserimento di norme che realmente, e non solo a parole, possano aumentare la presenza delle donne in politica. Questo fa il paio, a nostro giudizio, con le recenti "diatribe", anche molto accese, avvenute nell'aula, proprio in occasione della discussione sullo Statuto, non a caso su questioni che attengono a incompatibilità, durata dei mandati e quant'altro: una discussione focalizzata, cioè, su questioni democratiche fondamentali, ma attinenti a ricadute concrete sui posizionamenti interni. Viene da pensare, dunque, che l'omissione di meccanismi concreti a tutela di una rappresentanza realmente paritaria non sia casuale. Aggiungiamo che inserire nello statuto un limite numerico dei mandati (massimo due) è condizione essenziale per restituire alla politica quella funzione di servizio nonché una reale alternanza della classe dirigente. La classe politica lucana dimostra purtroppo in questa occasione scarso coraggio e mancanza di volontà riformatrice. E l'assenza delle donne dai luoghi decisionali fondamentali, tema universalmente riconosciuto, nei paesi piu avanzati, senza distinzione tra destra e sinistra, come questione determinata da fortissimi fattori culturali, non è un problema delle donne, bensi di tutta la comunità,perlomeno di una comunità che voglia definirsi civile e moderna. E a tale proposito, non si può non notare, tra i principi fondanti, la mancanza di un riferimento alla laicità su cui dovrebbe fondarsi la società lucana, come già enunciato nella Costituzione Italiana. Il riferimento al "patrimonio religioso" appare incomprensibile, soprattutto alla luce di tentativi legislativi (contributo alle donne che sceglievano di non abortire), per fortuna falliti, o di recenti dichiarazioni di principio votate (mozione"anti gender") anche a maggioranza, dal parlamentino lucano, che paiono rivelare una preoccupante vocazione confessionale di buona parte dei nostri consiglieri. In una società complessa come questa, ristabilire il primato della laicità è fondamentale per assicurare la costruzione di una società realmente fondata su valori di tolleranza reciproca. A tal proposito, sarebbe stato anche opportuno definire in maniera più completa i principi relativi ai diritti dei migranti, meglio evidenziando che gli stessi non sono una categoria a parte, in elenco al punto successivo ai diritti degli animali, ma persone da integrare pienamente all'interno delle comunità. Cgil Basilicata". BAS 03

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