La cultura come “infrastruttura della salute”

La cultura, quella che si respira nei teatri, che si ammira nei musei o che vibra nelle note di una chitarra, è una vera e propria “infrastruttura della salute”. A sottolinearlo è l’assessore regionale alla Salute e al Pnrr, Cosimo Latronico, intervenuto questa mattina a Potenza, nel Palazzo della Cultura, all’incontro “Il Welfare culturale – La cura della cultura”. Un appuntamento che ha messo a confronto istituzioni e addetti ai lavori su un tema che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già sdoganato da tempo: l’arte fa bene al corpo e alla mente. “Siamo di fronte a un cambio di paradigma necessario – ha detto Latronico -. Il welfare non può più essere inteso solo come erogazione di prestazioni sanitarie in senso stretto. Il “welfare culturale” è un modello integrato che mette al centro il benessere della persona attraverso la bellezza e la partecipazione. E’ una strategia scientifica per contrastare le disuguaglianze, l’isolamento sociale e persino il decadimento cognitivo”. L’assessore ha tracciato una rotta, legando la visione teorica alla concretezza dell’azione amministrativa regionale. L’obiettivo è trasformare la Basilicata in un laboratorio dove la “prescrizione sociale” diventi realtà: medici e assistenti sociali che, accanto ai farmaci, possano indicare percorsi creativi, visite ai luoghi del patrimonio o attività artistiche. “In una regione che combatte contro lo spopolamento e l’invecchiamento – ha proseguito Latronico – la cultura diventa un argine contro la solitudine di anziani e disabili. È uno strumento di coping, una risorsa per affrontare le malattie degenerative come il Parkinson o le demenze, e un supporto vitale per chi vive ai margini”.
Latronico ha poi ricordato come la Regione Basilicata stia già seminando in questa direzione attraverso i progetti del Terzo Settore, gli avvisi Fse per le famiglie fragili e gli interventi per l’autismo e l’invecchiamento attivo. “Il nostro impegno – ha concluso l’esponente della Giunta regionale – è quello di cucire insieme il sistema sanitario e quello culturale. Vogliamo che i musei e i teatri siano accessibili a tutti e che l’arte entri nei luoghi di cura per trasformarli. Investire in cultura significa, paradossalmente ma non troppo, abbattere i costi del welfare tradizionale, migliorando la qualità della vita percepita dai nostri cittadini. La bellezza, insomma, è una medicina che non ha controindicazioni”.

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