Matera, i Cucù dei Niglio in mostra a Le Monacelle

Ci sono istituzioni che organizzano eventi, e istituzioni che costruiscono visioni. La Fondazione Le Monacelle ETS appartiene alla seconda categoria. Da oltre dieci anni, nel cuore antico di Matera, i rioni Sassi, ha saputo trasformare un’intuizione, quella di un Mediterraneo non come confine ma come terreno comune di scambio, in un metodo di lavoro riconoscibile, capace di tenere insieme musica, arti visive, performance, ricerca antropologica. Un’azione e un impegno profuso senza mai perdere il filo che le lega tutte, cioè il dialogo tra le sponde di uno stesso mare. Un lavoro paziente e poco incline ai proclami che, però, negli anni ha dato vita a progetti rilevanti come Sulla soglia, Terre Immerse e Oi diàlogoi, e che hanno reso la Fondazione un punto di riferimento non episodico, ma strutturale, nel panorama culturale della città e, più in generale, del Mezzogiorno. Non a caso, nell’ottobre 2014, la Fondazione ha sottoscritto una intesa con Renaissance Française, istituzione culturale internazionale, finalizzata a consolidare una cooperazione strategica per la coesione tra le diverse sponde del Mediterraneo con al centro il dialogo interculturale.

Il nuovo appuntamento che prende forma da settembre non fa che confermare questa vocazione. Non un evento isolato, ma l’ennesimo tassello di un disegno più ampio nato dalla collaborazione con CNA Matera e Arterìa – Associazione d’Arte e Cultura. Due mostre, dunque, distinte per linguaggio e per tempi, che la Fondazione Le Monacelle ETS ha scelto di ospitare nello stesso arco stagionale perché, pur restando autonome, raccontano la stessa storia da due prospettive complementari, quella di un’eredità greca che, attraversando il mare, ha finito per depositarsi nel Sud Italia e a Matera in particolare.

Si parte dall’argilla

A inaugurare il percorso, il 4 settembre, sarà “Terra. Forma. Suono.”, la mostra dedicata al lavoro della famiglia dei maestri artigiani Niglio, custode da generazioni dell’arte del cuccù, il tipico fischietto materano modellato nell’argilla, con corpo di gallo e voce di cuculo. Non un semplice manufatto d’artigianato, ma un piccolo oggetto carico di stratificazioni. Nato quasi per necessità, dentro una bottega di famiglia, come attività di sostentamento nei mesi più freddi, il cuccù ha finito per farsi custode silenzioso di credenze popolari, gesti rituali e piccoli riti d’amore contadini. Non a caso, affiora un legame sottile ma profondo con le civiltà che abitarono l’area di Timmari in epoca magno-greca. Un percorso espositivo che presenta i manufatti artistici in particolare dei maestri artigiani Giuseppe (1923-1988) e Tommaso (1927-2019), ma che più che come una sorta di catalogo si presenta piuttosto come una biografia di famiglia raccontata attraverso il gesto della mano e la memoria del fuoco.

Ad accompagnare l’inaugurazione sarà una performance dell’ultima generazione dei Niglio, quella dedita all’arte dei suoni, altro ambito riconducibile alla nota famiglia materana. A rappresentarla sono i giovani musicisti Pierdomenico e Damiano, il cui sodalizio artistico ha come nome d’arte semplicemente “Niglio”, che hanno scelto Matera e l’occasione della esposizione per chiudere il tour legato, a sua volta, al loro disco d’esordio intitolato Penombra. Si presenteranno in scena per la prima volta in città in una formazione a quartetto inedita che a Pierdomenico Niglio (voce, tastiere ed elettronica) e Damiano Niglio (basso e voce) affianca Gianpaolo Matera (tromba) e Francesco Rondinone (batteria). La mostra resterà aperta fino al 4 novembre.

Poi la fotografia

Dal 10 al 30 settembre sarà invece la volta di “Κάλλος Άλυτον” (Kállos Ályton – Bellezza Indissolubile), personale fotografica del giovane e virtuoso artista greco Theodoris Theodoridis. Qui il materiale cambia radicalmente, passando dall’argilla alla pellicola, ma la direzione resta la stessa. Theodoridis costruisce le sue immagini in bianco e nero mettendo in dialogo i corpi contemporanei con le statue del Museo Archeologico di Napoli, in una ricerca che indaga il punto di contatto, in modo sottile e quasi impercettibile, tra la pelle e il marmo, tra ciò che nel tempo resiste e ciò che invece appartiene solo all’istante. Uno sguardo fotografico che non si limita a documentare la bellezza classica: la interroga, chiedendole cosa ancora abbia da dire a un corpo che vive, respira, invecchia.

Il «metodo» Le Monacelle

Ciò che rende interessante questo doppio appuntamento non è soltanto la qualità dei singoli progetti, ma il modo in cui la Fondazione Le Monacelle ETS riesce a farli convivere senza forzarne l’identità. Le due mostre non si fondono in un evento unico, non condividono un allestimento comune, non rispondono a una regia esterna che le renda artificialmente coerenti. Restano ciò che sono, autonome nella curatela e nei tempi. È proprio in questa scelta, in apparenza minima, che si riconosce la cifra di un’istituzione culturale materana che ha imparato, nel corso degli anni, a costruire senso per accostamento più che per sovrapposizione, lasciando che siano i visitatori a cogliere le connessioni, senza mai imporle.

È lo stesso approccio che ha reso la Fondazione Le Monacelle ETS un interlocutore credibile per artisti, curatori e istituzioni internazionali: la capacità di offrire una cornice, quella del dialogo mediterraneo, dentro cui progetti diversi possano trovare spazio senza perdere la propria intrinseca voce. Un modello che, a Matera, sembra funzionare ormai da oltre un decennio e che con questo nuovo autunno, inaugurato dalla Fondazione e sospeso tra argilla e fotografia, trova un’ulteriore, convincente conferma.

La «voce» della Fondazione. Le collaborazioni

«La Fondazione Le Monacelle ETS vuole essere, prima di tutto, un luogo di cultura: uno spazio aperto all’incontro tra linguaggi, generazioni e sensibilità diverse – evidenzia Antonella Ambrosecchia Siggillino, direttrice generale della Fondazione Le Monacelle ETS –. Le due mostre rappresentano bene questa vocazione. Dall’identità e dalla memoria dell’artigianato materano alla ricerca contemporanea di un artista greco, la Fondazione offre alla città occasioni di confronto e di apertura verso il Mediterraneo. È questo il nostro impegno: non semplicemente organizzare eventi, ma costruire nel tempo un luogo vivo, capace di accogliere, promuovere e mettere in dialogo esperienze culturali diverse, con Matera sempre al centro.

Entrambe le mostre – aggiunge la direttrice generale – nascono non a caso in collaborazione con CNA Matera e l’associazione d’arte e cultura Arterìa, trovando spazio all’interno di rassegne più ampie. “Terra. Forma. Suono.“ è parte del cartellone Cineartis – Visioni Mediterranee, la prima rassegna audiovisiva promossa da CNA Matera che racconta l’artigianato italiano attraverso lo sguardo del cinema e, allo stesso tempo, il cinema attraverso le mani degli artigiani che lo rendono possibile. “Κάλλος Άλυτον“ è invece inserita nel XXX Cartellone “VivaVerdi Multikulti 2026 – VivaVerdi Oi Diàlogoi”, a conferma della vocazione della rassegna al confronto tra le culture del Mediterraneo».

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