Prinzi (Associazione Bene Comune Viggiano) su Vibac

Nel Distretto Energetico più importante d’Europa la realizzazione di una centrale di trigenerazione, vale a dire in grado di produrre energia elettrica, termica e frigorifera, in modo da abbattere i costi di produzione dello stabilimento Vibac, nell’area industriale di Viggiano, tra l’altro secondo quanto riferisce il sindacato di categoria della Cgil, impianto già in parte assemblato, non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile. E’ il commento dell’Associazione Bene Comune Viggiano affidato al presidente Vittorio Prinzi.
Nel sottolineare che la Vibac è da sempre un simbolo del potenziale dell’area industriale di Viggiano e di conseguenza del processo di industrializzazione che oltre al Centro Oli Eni segna il totale fallimento, Prinzi ricorda le battaglie condotte negli anni passati dopo la notizia diffusa da organi di informazione della Serbia riferita al progetto dell’azienda Vibac di trasferimento per un investimento a Jagodina, nella Serbia centrale.  Al centro di quel progetto tenacemente contrastato da lavoratori, sindacati ed istituzioni locali – continua – la tesi di antieconomicità a produrre nell’area di Viggiano.  Ritorna pertanto di grande attualità la proposta che, insieme ad altri rappresentanti istituzionali, ho sostenuto negli anni di pensare alla riduzione dei costi energetici e di utilizzo dell’acqua per i cicli di produzione per rendere realmente “attrattiva” e competitiva l’intera area industriale, aggiungendo un ulteriore strumento quale il ‘bonus’ da destinare alle imprese che procedano ad assunzioni di manodopera attraverso i Centri per l’Impiego, tenuto conto che sinora le strutture pubbliche di collocamento sono state bypassate nella quasi totalità dei casi di nuove assunzioni.  Non possiamo accettare l’idea che produrre in Val d’Agri per un’azienda possa essere un elemento antieconomico, altrimenti  sarebbe una sconfitta innanzitutto per le istituzioni, Regione in testa, che ha dissipato ingenti risorse (royalties) in quest’area.  Pertanto il presente e il futuro della Vibac sono il più importante banco di prova per garantire ai giovani della Val d’Agri  pari opportunità di lavoro e per farlo il Contratto di Sito non è sufficiente perché è solo uno strumento di “difesa” degli attuali posti di lavoro.
Secondo Prinzi i dipendenti della Vibac si sono sobbarcati sulle proprie spalle pesanti sacrifici accettando, dopo lunghi periodi di cassa integrazione, la riduzione dell’orario di lavoro e dunque  – dice ancora il presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano – hanno diritto a tempi certi e snelli nell’iter che riguarda l’impianto di approvvigionamento energetico come nell’espletamento delle procedure che riguardano bandi del Dipartimento Attività Produttive della Regione.  Questo – conclude – anche per sfidare l’impresa a tenere fede agli impegni di nuovi investimenti senza ricorrere al solito alibi della crisi di mercato.

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