San Carlo, i sindacati medici su difficoltà esercizio professione

I sindacati medici congiunti Anaao – Assomed, Uil, Aaroi Emac, Cisl medici Basilicata, Cimo, associazione sindacale Anpo, Ascoti Fials medici, Fp medici Cgil, Fassid, in una nota sul “difficile mestiere del medico".
”I frequenti rimbalzi mediatici di sospetti casi di malasanità – è scritto nella nota – unitamente agli arresti domiciliari per tre cardiochirurghi dell’ospedale San Carlo di Potenza, è motivo di una seria riflessione per tutta la classe medica e la società civile sugli scenari che tali condizioni delineano. La figura del medico ha attraversato la storia connotandosi di volta in volta come arte divinatoria, compagna di vita, riferimento anche per problematiche non di salute, ma mai, come in tempi recenti, quale potenziale fonte di pericolo per quella vita che il giuramento di Ippocrate impone di rispettare sopra ogni cosa. Ed è quello che ogni medico si impegna a fare tutti i giorni, fra grandi difficoltà materiali ed intime sofferenze per il continuo contatto con quella parte di umanità che vive il triste percorso della malattia, nella consapevolezza di non poter essere infallibile, in quanto si agisce in un campo dove il risultato non è sempre scontato perché gravato da variabili infinite che possono influenzarne l’esito. Ma, a fronte di tante battaglie combattute contro la malattia, a fronte di tante vite salvate, arriva un giorno in cui le cose si complicano ed in quello stesso momento si profila il rischio che, oltre ai grossi tormenti interiori, sarai sbattuto in prima pagina come chi è indegno di far parte della società civile e, probabilmente, sarai isolato e privato della libertà personale. E chi è chiamato a decidere della tua sorte è la Magistratura, che svolge una funzione molto simile, gestendo la libertà e quindi la vita delle persone, e sulla cui capacità di giudizio noi continuiamo a confidare anche in questa circostanza. Gli stessi Medici, a buon diritto, non hanno mai escluso la possibilità di errore nel proprio operato, ma contestualmente rivendicano tranquillità di spirito e di mente nonché serenità interiore per esercitare compiutamente la propria funzione, altrimenti compromessa da minacce incombenti di responsabilità penali oltre che civili. Tra queste due categorie professionali vi sono indiscutibili analogie, medesima coscienza del proprio ruolo, stessa esigenza di serenità nell’esercizio della propria funzione che spesso, per il Medico, è ancora più rischiosa perché necessita di decisioni in tempi rapidissimi ed in contesti spesso drammatici: allora perché di fronte al possibile evento dannoso si risponde non solo, com’è ovvio, con la personale responsabilità civile ma, spesso, anche con quella penale, fino ad essere addirittura privati della propria libertà?La verità è che esiste una colpevole mancanza di salvaguardia per il mestiere del medico specie ospedaliero, che risulta essere sempre più spesso ostaggio di condizioni lavorative, imposte da chi amministra il sistema, dove si pretende la produttività ad ogni costo e si esige il risultato positivo in ogni circostanza, a prescindere dalle condizioni lavorative che molto spesso non tutelano adeguatamente l’operatore ed il paziente”. In queste condizioni si arriva, purtroppo, a mortificare lo spirito di empatia verso il malato e la malattia in generale (condizione emotiva propria del Medico, quasi del tutto sconosciuta all’Amministratore), presupposto, invece, indispensabile per agire serenamente in scienza e coscienza.
Allora, qual’è la strada per recuperare e difendere la nostra tranquillità di spirito e di mente ed una serenità interiore? Qual’è la strada per continuare ad intervenire anche in casi disperati per non negare una possibilità, una speranza? Qual’è la strada per affermare la propria prerogativa di non poter garantire sempre e comunque un risultato positivo? Certo potrebbe essere la vecchia strada: chi non fa non sbaglia.Invece continueremo ad essere quel che siamo – concludono i sindacati di categoria – al servizio della gente ed al loro fianco nella malattia, con la consapevolezza di essere umani anche noi, recuperando valori comuni e senso di appartenenza anche nella difesa di colleghi in difficoltà e nella speranza, prima di rifugiarci in una medicina difensiva ad oltranza, che sia perfezionato al più presto un sistema di controllo sull’applicazione delle normali regole contrattuali di tutela e garanzia (aspetto più volte sollecitato dai sindacati) e che il legislatore possa intervenire per riequilibrare le disfunzioni esistenti”.

BAS 05

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