Sanità: Istat non conferma quadro di disfacimento

Di seguito un intervento dell’assessore Cosimo Latronico

Il Rapporto Annuale Istat 2026, spesso citato per dipingere una sanità lucana “in grave sofferenza”, va letto per intero: solo così emerge un quadro più equilibrato di quanto alcuni abbiano voluto rappresentare. Va innanzitutto chiarito che si tratta di un documento di analisi nazionale, non regionale, e che non colloca affatto la Basilicata tra le regioni più critiche del Paese sul fronte della salute, un primato di criticità che l’Istat attribuisce esplicitamente ad altre regioni, individuate come casi di “doppia vulnerabilità” per alta mortalità e forti disuguaglianze sociali.
È vero che il rapporto segnala un finanziamento sanitario pro capite tra i più bassi d’Italia, con un evidente scarto rispetto al reale bisogno di assistenza. Ma è altrettanto vero un punto che i detrattori tendono a trascurare: lo stesso Istat riconduce questo squilibrio a un difetto del sistema nazionale di riparto del Fondo Sanitario, non a responsabilità gestionali regionali. La Regione Basilicata ha già portato questa criticità all’attenzione del Governo, aprendo un confronto nazionale per rivedere i criteri di riparto in modo che tengano conto non solo del numero di residenti, ma anche della dispersione territoriale e delle aree interne – un’iniziativa che ha già dato un frutto concreto, con una premialità aggiuntiva riconosciuta alla Basilicata per il 2025.
Guardando ai dati nel merito, il quadro che emerge è tutt’altro che allarmante. Sul piano epidemiologico, la Basilicata registra un tasso di mortalità evitabile di 15,6 decessi ogni 10.000 abitanti, al di sotto della media nazionale di 16,0: un indicatore che certifica l’efficacia dei trattamenti e delle politiche di prevenzione portate avanti sul territorio. Anche il dato sui circa 60mila lucani che rinuncerebbero alle cure va ridimensionato nella sua portata: non è una rilevazione puntuale, ma il semplice risultato dell’applicazione della media nazionale del 9,9% alla popolazione regionale. Allo stesso modo, l’età media elevata del personale sanitario e la mobilità dei pazienti non sono anomalie lucane, ma caratteristiche strutturali comuni a gran parte delle regioni italiane, che la Regione sta affrontando con una programmazione di lungo periodo e un uso mirato delle risorse disponibili.
Proprio sul fronte del personale – nodo strutturale riconosciuto a livello nazionale, dove ovunque l’età media dei medici cresce per effetto dei pensionamenti della generazione assunta negli anni Ottanta – la Basilicata ha messo in campo il più ampio piano di rafforzamento degli ultimi vent’anni: 859 assunzioni già sbloccate e avviate nel 2025, a cui si aggiungono i Piani triennali dei fabbisogni 2026-2028, approvati dalla Giunta regionale, che prevedono complessivamente 1.623 nuovi ingressi nel Servizio Sanitario Regionale tra medici, infermieri e OSS. A questo si affiancano la sottoscrizione dei nuovi Accordi Integrativi Regionali per la medicina generale e l’avvio del corso-concorso per infermieri di famiglia e comunità, con 500 posti di formazione e l’assunzione immediata a tempo indeterminato dei primi 263 professionisti destinati alle Case della Comunità. Un piano che accompagna, e non segue, l’apertura delle nuove strutture territoriali, garantendo fin da subito il personale necessario ed evitando così il rischio di strutture prive di operatori.
Anche sulla cosiddetta “fuga dei pazienti fuori regione” occorre fare chiarezza: la mobilità sanitaria passiva è un fenomeno strutturale che riguarda tutte le regioni del Mezzogiorno, non una specificità lucana imputabile all’Amministrazione regionale. La risposta concreta a questo fenomeno passa dagli ingenti investimenti in nuove tecnologie diagnostiche – TAC, risonanze magnetiche, mammografi, ecografi – pensati proprio per ridurre la necessità di curarsi altrove; un impegno che ha valso alla Basilicata la certificazione AGENAS tra le prime regioni in Italia per indice di attrattività.
In questo percorso si inserisce il nuovo Piano regionale della Salute 2026-2030, pensato per dare stabilità e prospettiva al sistema sanitario lucano. Sul fronte della prevenzione, il Piano consolida i percorsi già attivi, affiancando ai Livelli Essenziali di Assistenza già garantiti per tumore al seno, cervice uterina e colon-retto anche gli screening gratuiti per tumore alla prostata e al polmone. Parallelamente, la strategia regionale punta, attraverso il Pnrr, a un’integrazione reale tra ospedali e medicina territoriale: una riforma in corso che garantirà la presa in carico della cronicità vicino ai cittadini, trasformando la programmazione in risposte concrete e misurabili a tutela del diritto alla salute dei lucani.
Letti nella loro interezza, e non per estratti isolati, i dati Istat restituiscono dunque un quadro che richiede certamente impegno e attenzione – come per l’intero Mezzogiorno – ma che non giustifica la solita rappresentazione di una sanità lucana allo sfascio.

Cosimo Latronico

assessore regionale alla Salute, alle Politiche per la Persona e al Pnrr

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