“Per chi come me dal suo ruolo istituzionale e politico per anni ha seguito le vicende che, a fasi alterne, hanno interessato la Vibac di Grumento, l’ennesimo colpo di scena con il quale la direzione aziendale rimette in discussione 184 posti di lavoro è solo la testimonianza che il sogno dell’industrializzazione in Val d’Agri rischia di svanire se non ci saranno interventi non più tampone ma in grado di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e il rilancio produttivo dello stabilimento”. E’ quanto dichiara Vittorio Prinzi, già consigliere provinciale e sindaco di Viggiano che aggiunge: “quello che è del tutto inaccettabile è la tesi, che sarebbe alla base della nuova situazione di crisi, della mancanza di competitività del sito. Non possiamo accettare che produrre in Val d’Agri per un’azienda possa essere un elemento antieconomico, altrimenti sarebbe una sconfitta innanzitutto per le istituzioni, Regione in testa, e per la politica.
La Vibac è da sempre un simbolo del potenziale dell’area industriale di Viggiano e di conseguenza del processo di industrializzazione che oltre al Centro Oli Eni segna il totale fallimento.
Vorrei in proposito ricordare le battaglie condotte negli anni passati dopo la notizia diffusa da organi di informazione della Serbia riferita al progetto dell’azienda Vibac di trasferimento per un investimento a Jagodina, nella Serbia centrale, che doveva prevedere la realizzazione di uno stabilimento del valore compreso tra i 30 e i 50 milioni di euro e l’impiego di 200-300 lavoratori. Dunque al punto in cui siamo la situazione delicata e complessa richiede il pieno sostegno a Rsu e sindacati per “un approfondimento tecnico sugli strumenti eventualmente da adottare e sulle conseguenti ricadute economiche pei i lavoratori”.
Per contrastare la tesi di antieconomicità a produrre nell’area di Viggiano, continuo a sostenere l’esigenza di pensare alla riduzione dei costi energetici e di utilizzo dell’acqua per i cicli di produzione per rendere realmente “attrattiva” e competitiva la stessa area, aggiungendo un ulteriore strumento quale il ‘bonus’ da destinare alle imprese che procedano ad assunzioni di manodopera attraverso i Centri per l’Impiego, tenuto conto che sinora le strutture pubbliche di collocamento sono state bypassate nella quasi totalità dei casi di nuove assunzioni”.